Sogno di ribaltone a Burago. Valaguzza prova l’assalto al fortino del centrodestra

L’avvocato, da 5 anni all’opposizione, si propone come alternativa all’attuale maggioranza. La sfida all’avversario: "Cambiare un borgo che è diventato un quartiere dormitorio".

Sogno di ribaltone a Burago. Valaguzza prova l’assalto al fortino del centrodestra

Sogno di ribaltone a Burago. Valaguzza prova l’assalto al fortino del centrodestra

Avvocato, 40 anni, dei quali gli ultimi cinque passati all’opposizione. Luca Valaguzza è l’uomo che proverà a sfidare il centrodestra dopo un lungo dominio incontrastato. Alla testa di “Burago Città Viva“, è deciso a portare i progressisti alla vittoria. E lo farà "tirando dritto per la nostra strada", senza polemizzare troppo con l’avversario - il sindaco Angelo Mandelli in corsa per la terza volta -, "ma convincendo gli elettori della solidità del nostro progetto". Alla base di tutto c’è l’idea che serva una scossa per uscire "da un’amministrazione di nicchia", con "il borgo è diventato un quartiere dormitorio". Lui, invece, crede "nella partecipazione e nell’ascolto vero dei bisogni. Quando andiamo in commissione hanno già deciso tutto, il punto di vista dell’altro non esiste e questo perché i nostri avversari sono poco inclini alla collaborazione. Burago è ripiegato su se stesso, lo raccontano le reti messe al parco che alla fine i ragazzi non fanno altro che scavalcare. Servono spazi per i giovani, ma soprattutto occorre valorizzarli".

È questa la filosofia con la quale Valaguzza, sposato con due figli, proverà a strappare la guida del Comune: "Serve un cambio di passo, anche in loro si avverte una certa stanchezza e credo, invece, che Burago abbia più che mai bisogno di guardare avanti". Su un solo punto i due contendenti convergono: la lotta a Pedemontana. Mandelli si è unito agli altri sindaci del Vimercatese contro l’infrastruttura, "ma non basta organizzare una sola assemblea pubblica", ammonisce Valaguzza. Critico anche sulla gestione del dossier centro prelievi: "Non ci si può stupire se alla fine ha chiuso, bisognava incentivare prima il servizio. Bisogna ripensare a tutto in chiave di comunità è questo che manca oggi. Anche il salotto cittadino non ha una vera identità. Ma non dobbiamo far piovere soluzioni dall’alto. La parola d’ordine è condividere. Una prospettiva completamente diversa". Due stili a confronto, la parola alle urne.