La regina del corteo storico. Il “tesoro“di Ghi Meregalli e quelle favole in brianzolo

Le radici della sua famiglia affondano nella Monza del 1600 ed è l’anima della Rievocazione "Sono cresciuta in piazza Duomo, giocavo con le corone e fantasticavo sul nostro passato".

La regina del corteo storico. Il “tesoro“di Ghi Meregalli e quelle favole in brianzolo

La regina del corteo storico. Il “tesoro“di Ghi Meregalli e quelle favole in brianzolo

Si avvicina il periodo della Rievocazione storica monzese. Un rito collettivo che si ripete da 43 edizioni e che quest’anno sarà dedicato a San Gerardo, nell’850° anniversario dell’istituzione dell’Ospedale di Monza, oggi diventato Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs). Era il 19 febbraio 1174 quando veniva stipulata ufficialmente la Convenzione per la nascita dell’ospedale San Gerardo, siglata dall’allora l’arciprete di Monza e i consoli del borgo di Modoetia, convenzione promossa da Gerardo dei Tintori che metteva a disposizione la casa paterna. Il corteo è in calendario per sabato 8 giugno, ma nei giorni precedenti verrà dato ampio spazio alla presentazione in esclusiva dei manufatti, realizzati nel corso degli anni dalle associazioni legate alla rievocazione. Sì, perché tra chi realizza gli abiti, chi gli oggetti testimoniali, i 350 figuranti, danzatori, cantori, acrobati, trampolieri, falconieri e chi si presta per il mercato medievale, sono coinvolte ogni anno 1.500 persone di 30 paesi della Brianza. Tutti sotto la guida dell’ideatrice della rievocazione, Ghi Meregalli. È lei la vera regina del corteo.

Da decenni, al suo fianco, ci sono l’Associazione culturale Villasanta medievale che realizza parte dei costumi, il Gruppo amici del presepe (Gap) di Lissone, di cui fa parte la signora Delia, artefice del meraviglioso costume di Teodolinda realizzato con 40 metri di tessuto prezioso. E ancora, gli Amici del borgo di Biassono, l’Associazione culturale Sant’Agata di Sovico, I Mosciaschi di Monza, la scuola di merletto di Carate Brianza e l’Associazione culturale SOS Levrieri. Aderisce, come sermpre l’Associazione Falconieri di di Gessate, l’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme (Milano) e la Compagnia teatrale “I divergenti“ di Monza. Si comincerà il 7 giugno, protagoniste le tradizioni culinarie. Infatti il Comitato di rievocazione storica, nato un paio d’anni fa, e l’Associazione produttori di Luganega saranno insieme in una golosa serata a base di risotto con la luganega.

Il cuore della manifestazione sarà il giorno seguente, quando centinaia di figuranti sfileranno per il centro in costume d’epoca fino in piazza Duomo, dove si terrà lo spettacolo. Fedele compagna della rievocazione storica da molti anni, la Compagnia degli sbandieratori di Urgnano, nata nel 1981 dall’idea di un gruppo di ragazzi dell’oratorio e dal 1997 rinominata Compagnia degli sbandieratori e musici dell’urna. Propongono una sfilata in marcia, con numeri di destrezza, lanci e scambi di bandiere, accompagnati da tamburi imperiali e chiarine. Da anni Gaetano Grimaldi dipinge lo stendardo che apre il corteo, sorretto da figuranti in costume. Ha raccontato il ritorno del tesoro di Teodolinda a Monza e le volontà del duca Filippo Maria Visconti che ha commissionato gli affreschi di Teodolinda ai fratelli Zavattari; suo anche il dipinto del borgo di Modoetia circondato dal Resegone. Ghi Meregalli ha cominciato a organizzare i cortei a Monza dal 1989, raccontando l’avvento dei mezzi pubblici a Monza, dal tram a cavalli alla carrozzetta, con il Gap di Lissone, portando sotto l’Arengario proprio il primo tram elettrico originale, con il logo della Campari. Poi, di anno in anno, ha sviluppato i temi legati alla Regina Teodolinda e alla storia della città, seguendo gli eventi e le ricorrenze.

L’amore per le tradizioni le è stato tramandato dal papà. Una famiglia, quella dei Meregalli, a Monza dal 1600. Mentre la mamma le ha trasmesso lo spirito organizzativo. "A casa mia – racconta Meregalli – si mangiava brianzolo e persino le favole erano brianzole. Andavo a giocare in piazza Duomo, affidata alle cure di don Baraggia, che per primo mi ha iniziato alle meraviglie dei tesori del Duomo". Giocava con le corone, fantasticando sul passato e la sua storia era già scritta da quando, per la prima volta ha potuto vedere la mummia di Estore Visconti, nel cimitero di fianco al Duomo.