CRISTINA BERTOLINI
Cronaca

La Ghiringhella. Le sarte del corteo: "Così vestiamo la regina Teodolinda"

Rosy Raimondi e le abili volontarie del gruppo confezionano da anni il guardaroba per una sessantina di figuranti della parata. E un’ex commessa di pasticceria prepara il Tesoro longobardo.

La Ghiringhella. Le sarte del corteo: "Così vestiamo la regina Teodolinda"

La Ghiringhella. Le sarte del corteo: "Così vestiamo la regina Teodolinda"

Il corteo storico affonda le radici negli anni Ottanta. Se il primo gruppo che aderì alla proposta di Ghi Meregalli di avviare una rievocazione storica per Monza fu il Gap di Lissone (Gruppo amici del presepe) nel 1989, il secondo, nel 1991, fu La Ghiringhella di Villasanta. Il gruppo, come ricorda Rosy Raimondi (una delle promotrici) aveva già confezionato abiti medievali per il Palio della Rosa, una manifestazione in costume per Villasanta. Da lì alla rievocazione storica il passo fu breve. E così le abili sarte del gruppo si sono rimesse in gioco e negli anni hanno confezionato un guardaroba di oltre 100 outfit per dame, notabili, re, regine, tutti abiti di coppia, per poter dare alle persone la gioia di condividere la partecipazione al corteo con i partner. Non manca un abito di una giovane Teodolinda e poi popolani, contadini, artigiani grandi e piccoli. Sì, perché il corteo storico è diventato una festa per tutti, anche per le famiglie che partecipano in blocco, papà, mamme e i più piccoli.

Anche quest’anno vi partecipano una sessantina di figuranti da Villasanta: soldati, chierici, consorelle, coppie di ricchi, i cosidetti panni lana, cioè il lanaioli, i paggi che portano gli stendardi e il tesoro, riprodotto da Giusy Sorte e Angelo Sala. "È la manifestazione brianzola per eccellenza" fa osservare la signora Rosy. Il Tesoro è il pezzo forte della collezione di accessori che danno efficacia simbolica al corteo. Si tratta della riproduzione fedele del tesoro di Teodolinda, ricostruito dai due abili artigiani che hanno ricreato con metallo e cartapesta i gioielli del tesoro: la Corona di Teodolinda, la Corona Ferrea, la Croce di Agilulfo, la borsa di San Giovanni, il calice, i due evangelari, il pettine dei Teodolinda, il flabello, si chiama così il portaventaglio e da ultimo, ma estremamente efficace la Chioccia con i sette pulcini, che rappresenta Teodolinda con i 7 duchi longobardi. Giusy è figlia d’arte. Infatti non ha intrapreso uno studio specifico da scenografa o decoratrice, ma ha imparato l’arte in casa. "Mio papà e mio fratello - racconta - erano muratori gessisti che hanno collaborato con i pittori e affrescatori nel restauro di gessi e fregi delle case gentilizie milanesi".

Quindi la signora ha sviluppato da sempre una straordinaria manualità che è diventata una soft skill sul lavoro: era commessa in una pasticceria, ma faceva anche fiori e statuine di zucchero per decorare le torte. Ghi Meregalli ha valorizzato la sua artisticità commissionandole la riproduzione del tesoro di Teodolinda. "Per esempio - racconta Giusy - per realizzare la borsa delle reliquie di San Giovanni, ho collaborato con Angelo Sala, che lavora il rame per passione da autodidatta e che ha realizzato la struttura portante. Poi io con passamaneria, amido di mais (che dà la tipica brillantezza metallica) e Swaroski ho realizzato la copertura, in tutto simile all’originale, custodito in Duomo". Un lavoro di ricostruzione nel minimo dettaglio, dove materiali poveri e geniale manualità creano il capolavoro che seppur non antico, diventa a suo modo un’opera d’arte unica. La stessa lavorazione a quattro mani, tra metallo, amido di mais e Swaroski, per la Corona ferrea e la Chioccia con i pulcini.