VALENTINA VERGANI GAVONI
Cronaca

Il medico diventa scrittore per terapia. Le storie in trincea di Vittorio Fontana

Una raccolta di emozioni, frutto dell’esperienza di una vita nella sanità pubblica

Il medico diventa scrittore per terapia. Le storie in trincea di Vittorio Fontana

Il medico diventa scrittore per terapia. Le storie in trincea di Vittorio Fontana

"Il medico ha un ruolo importante all’interno della comunità. Oggi però sta perdendo autorevolezza", spiega Vittorio Fontana, medico geriatra brianzolo e autore del libro “Di verità solo l’ombra” (Il Pensiero Scientifico Editore) . Una raccolta di emozioni personali, frutto della sua esperienza pluridecennale nella sanità pubblica. Dentro, storie come quelle del Signor G, a cui è dedicato un capitolo del libro: "Non morì sereno nel letto senza accorgersene, la prima ad accorgersene non fu l’anziana moglie, ma fu lui, in persona. E ne fu sorpreso perché il cardiologo aveva certificato il suo ottimo stato di salute complessivo... Il volto congelato, in un’espressio di sorpresa, perché aveva sempre seguito le regole e meritava una vita più lunga, oltre i cento aveva sempre pensato. Ma una vita sana a la prevenzione non servono a evitare la morte che arriva quando le pare".

"Quando ho iniziato a scrivere, lo facevo più per me stesso che per gli altri. Poi tutte quelle storie si sono trasformate in un libro", racconta. Da 20 anni lavora all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. "La situazione era già difficile prima del Covid. Poi è peggiorata e ora siamo tutti in difficoltà a causa di tutti i problemi che sono emersi. È una realtà complicata soprattutto per chi lavora all’interno del sistema sanitario nazionale". Fontana racconta il suo punto di vista, quello di un geriatra che lavora prevalentemente in un pronto soccorso generalista. "I problemi del territorio si scaricano sul pronto soccorso. Una delle cause è l’abbandono e ora si sta facendo sentire tutto. I medici di base, ormai in pensione, non sono stati sostituiti. Molti ambiti sono carenti e sicuramente è cambiato un po’ l’atteggiamento nei confronti della classe medica, accentuato anche dal Covid – spiega e continua – C’è meno fiducia e più pretese, alcune anche irrealistiche probabilmente derivate dalle informazioni diffuse genericamente sui social. L’approccio è più aggressivo e saccente. A volte i medici subiscono aggressioni verbali. E in casi estremi anche fisiche".

La figura del medico sembra essere quindi cambiata negli anni: "Quella figura troppo paternalistica e autorevole creava una grande distanza tra medico e paziente. Però siamo andati oltre, specialmente con internet. Per laurearsi e diventare medico è necessario studiare molti anni. Ora c’è molta più precarietà. Gli specializzandi lavorano come se fossero dei professionisti". Un pensiero è rivolto ai giovani: "Fare il medico è un lavoro bellissimo. È molto stimolante dal punto di vista scientifico e umano e nella pratica regala tantissime soddisfazioni. È evidente che un tiktoker potrebbe guadagnare più di un medico. Basterebbe potenziare, mantenere e curare adeguatamente il sistema sanitario nazionale. Riacquistare l’orgoglio e la consapevolezza di far parte di un sistema che lavora per tutti e che rispetta davvero la difesa della salute, nell’interesse della collettività".