Il marito muore, lei intasca. Una pensione “abusiva”

Aveva riportato il coniuge in Moldavia senza informare nessuno del decesso. Intanto per due anni aveva continuato a percepire il suo assegno di invalidità.

Il marito muore, lei intasca. Una pensione “abusiva”

Il marito muore, lei intasca. Una pensione “abusiva”

Non lo vedevano più in giro. Non godeva più dei servizi di sssistenza messi a disposizione dal Comune. Per una semplice ragione: era morto. Solo che la moglie, una donna moldava, quando aveva perso il marito due anni fa, non aveva detto niente a nessuno e aveva continuato a riscuotere la sua pensione di invalidità. Se ne sono accorti gli agenti della polizia locale di Brugherio, paese in cui i due coniugi avevano ancora la residenza. E ovviamente all’Inps. Il marito era titolare di una pensione di invalidità versata dall’Inps fin dal 2016, oltre a ricevere assistenza da parte dei vari Enti territoriali (Comune e Asst). Nel settembre del 2021, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, la moglie lo aveva riportato in Patria, dove era deceduto poco dopo, all’età di 58 anni. La moglie non aveva però comunicato la notizia del decesso al Comune, dove il marito aveva continuato a risultare regolarmente iscritto come residente. Lei, che aveva un paio di anni in più, era nel frattempo tornata a Brugherio, ma aveva continuarto a tenere per sé la notizia di essere diventata vedova.

E aveva continuato a percepire regolarmente la pensione di invalidità del marito. Il Comune se ne è accorto due anni dopo, quando è stata svolta una ricognizione volta a verificare da cosa dipendesse il fatto che non usufruiva più dei vari benefici riconosciuti all’uomo. Sono così scattate le verifiche, con la collaborazione di servizi sociali, anagrafe anagrafe e polizia locale. Non è stato semlice. Lo stesso Consolato moldavo non ha saputo dare risposte ai questiti avanzati dal Comune.

Finché non sono stati proprio gli agenti di polizia locale a scoprire cosa fosse accaduto. E soprattutto che la donna aveva incassato 28mila euro, pari alle mensilità dal mese di ottobre 2021 ad agosto 2023. Le indagini sono state attivate anche all’istituto bancario che regolarmente versava la somma mensile e sono state acquisite le relative transazioni bancarie e le movimentazioni dei relativi incassi mensili. La donna, dopo esser stata formalmente sentita (si è detta in buonafede), è stata deferita alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Monza per “Indebita percezione di erogazioni pubbliche”, che prevede la pena della reclusione da sei mesi a tre anni, oltre a una possibile azione di recupero da parte dell’Inps.