Sergio Bramini davanti alla sua casa
Sergio Bramini davanti alla sua casa

Monza, 22 agosto 2018 - Puntuale come tutte le cose spiacevoli o quasi, a pochi giorni da Ferragosto, gli è arrivata la notizia, pubblicata sul sito del Tribunale di Monza. La sua villa in via Sant’Albino 22 sarà battuta all’asta il prossimo 22 novembre a mezzogiorno. Prezzo base, 500mila euro. Non male, per un immobile (30 stanze, piscina riscaldata coperta, due box, finiture di pregio, taverna) che sul mercato - valutazione delle banche - valeva all’epoca 2 milioni di euro, per il perito del Tribunale un milione e mezzo e che i giudici fallimentari avevano messo all’incanto a 667mila euro. Sergio Bramini, l’imprenditore fallito per colpa dello Stato (che gli deve oltre 4 milioni di euro), del resto se lo attendeva. E, come peraltro sempre previsto e denunciato, quel valore è sceso e scenderà. La prima asta, lo scorsa primavera, era andata deserta. E a ogni asta il valore della villa è destinato a scendere – per legge – di un altro 25 per cento. Ecco spiegato come alla seconda asta il prossimo autunno il prezzo base sia calato a 500mila euro. E, qualora non ci fossero compratori, scenderà ancora.

Intanto da quel 18 maggio scorso in cui la storia di Sergio Bramini è deflagrata a livello nazionale, quando lo hanno di fatto sloggiato assieme alla sua famiglia (moglie, tre figli e una nipotina) poco o nulla è cambiato. I leader di Lega e Movimento 5 Stelle erano intervenuti poco prima dello sloggio e avevano promesso entrambi che il nuovo Governo avrebbe varato una Legge Bramini, col suo nome, proprio per impedire che altri come lui finissero nel baratro. Luigi Di Maio aveva poi chiamato come consulente Bramini a Roma, per lavorare proprio a quella legge. Eppure, per il momento, degli sforzi di Bramini non si ha traccia. O meglio, l’imprenditore ha lavorato di buzzo buono, con un team di avvocati, negli uffici romani e nel giro di una quarantina di giorni ha preparato la legge. Da qui ad approvarla e metterla in pratica però ce ne vuole.

Bramini ha trovato più di una resistenza interna negli uffici romani, ha incontrato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ma per ora ne è stato rimbalzato. "Gli ho presentato la legge – spiega amareggiato – e ha rimandato tutto a dopo il 15 settembre. Vedremo allora cosa accadrà. Ci tenevo a fare in fretta, ho proposto di approvare immediatamente almeno un emendamento che abroghi l’articolo 560 (legge 119/2016 Renzi-Boschi), quella che consente ora di sfrattare dalla sua abitazione chi è fallito anche se la sua casa non è stata ancora venduta all’asta: una norma brutale, che non tiene conto neppure del fatto che in quella casa possano vivere anziani, minori, disabili o malati. Un articolo fatto solo per aiutare le banche a vendere meglio la proprietà". La nuova norma non è stata però inserita né nel Decreto Dignità e neppure nel Decreto Milleproroghe, come si era tentato di fare. "Ora vedremo se cambierà qualcosa a settembre. Ci sono centinaia di persone disperate che mi stanno chiamando, nei prossimi mesi l’Italia si troverà ad affrontare una bomba sociale se non si interviene. La mia situazione personale ormai non c’entra nulla, io purtroppo sono già passato dalla parte degli sloggiati. Bisogna però impedire che succeda anche ad altri". E se nulla cambiasse? "Sono pronto a dimettermi, per quello che può contare".