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28 apr 2022

Don Mario Ciceri nuovo santo: Sulbiate è in festa

Nel 1975 salvò una bambina gravemente malata, domani in Duomo la beatificazione del “pretino“ nato a Veduggio

barbara calderola
Cronaca
In piedi don Mario Ciceri Accanto alla chiesa è aperto anche il museo a lui dedicato
Don Mario Ciceri

Sulbiate (Monza) - La Brianza ha un nuovo santo: don Mario Ciceri, nato a Veduggio nel 1900, parroco a Sulbiate dal ’24 al ’45. Schivo, semplice, abituato ad aiutare i più deboli senza farlo sapere, una delle sue frasi più celebri racconta lo stile del “pretino“ che domani sarà proclamato beato in Duomo, a Milano: "Il bene fa poco rumore e il rumore fa poco bene". "Dentro c’è tutto, l’uomo, l’eroe, il giusto – racconta Gigi Corno, presidente dell’associazione che dal 1990 si occupa di custodirne la memoria –. Abbiamo scoperto tante sue buone azioni quando non c’era più. Aiutava solo dietro la promessa del silenzio".

Salvò Raffaella Di Grigoli, il miracolo di don Mario risale al 1975. La bambina, ricoverata al Valduce di Como era affetta da un’anomalia del colon e diversi interventi l’avevano portata in articulo mortis, la zia preoccupata per le sue sorti parlò con la sorella del sacerdote morto 30 anni prima e la donna fece portare alla piccola paziente un foulard appartenuto al fratello e pregarono. La bimba guarì. La Congregazione dei Santi ha riconosciuto il nesso di causalità fra le invocazioni del parroco e l’esito della malattia.

Don Mario Ciceri è stato a fianco dei più poveri durante la guerra, anni di miseria nera anche qui, dei perseguitati dal nazifascismo, tanto che nel 1985 ha ricevuto la Medaglia d’oro al valor civile per la Resistenza. "Chissà cosa avrebbe detto se l’avesse vista", si chiedono i sulbiatesi emozionatissimi alla vigilia della cerimonia.

Il paesino è addobbato per le grandi occasioni, sabato e domenica la teca con le spoglie del sacerdote sarà esposta in via eccezionale. "Non pensavamo di arrivare a tanto – sottolinea Corno – siamo nati per non perdere mai di vista un uomo straordinario. Don Mario appartiene alla memoria collettiva da quando è morto, 77 anni fa. Solo una manciata di concittadini sopravvissuti al tempo l’ha conosciuto "il suo gran cuore, la sua generosità sono state tramandate di padre in figli fino a noi. Quando è cominciata la canonizzazione non sapevamo dove ci avrebbe condotto".

A mettere la parola fine all’attesa è stato Papa Francesco: nel 2020 ha riconosciuto il miracolo del parroco facendogli percorrere l’ultimo pezzo di strada verso l’onore degli altari. E ora il cammino cominciato il giorno dopo il suo funerale arriva al traguardo. Per don Stefano Strada, erede dell’amato sacerdote, oggi alla guida della stessa parrocchia, il messaggio è chiaro: "La santità di don Ciceri nasce dalla devozione popolare. Dietro a tutto c’è la convinzione dei fedeli. E ciascuno nella propria quotidianità può arrivare allo stesso punto. Questo è il primo messaggio, l’altro è che siamo di fronte a un uomo che ha speso la propria vita per gli altri". E’ morto mentre tornava in bici da una delle sue tante missioni di carità. Una sera buia, c’era la nebbia quel 9 febbraio 1945 in cui don Mario si scontrò con un carretto. Morì all’ospedale di Vimercate dopo due mesi di agonia, tra il rimpianto e il dolore di chi l’aveva conosciuto. E che già lo invocava per chiedere aiuto.

Domani alle 10 in Duomo il cardinale Marcello Semeraro beatificherà don Mario. Mentre stasera alle 21 una veglia di preghiera precederà il momento solenne, appuntamento in chiesa con il vicario episcopale di Monza Luciano Angaroni. Domani alle 17.30 la messa si concluderà con la benedizione della reliquia, come domenica alle 10 e alle 17.30. Infine, il 4 maggio l’arcivescovo di Milano Mario Delpini sarà a Sulbiate per celebrare alle 21. Accanto alla chiesa è aperto anche il museo dedicato al santo.

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