Teo Teocoli (Ansa)
Teo Teocoli (Ansa)

Milano, 16 febbraio 2020 - "Per me gli anni ‘60 sono stati un decennio di felicità". Teo Teocoli, 75 anni, non ha dubbi, se gli si chiede quale sia stata la stagione più felice della sua vita. "Si aveva poco ma si pretendeva zero. Allora si giocava a pallone in 500 contro 500 per tutto il giorno, si costruivano le capanne, si faceva la battaglia con le canne. Negli anni ‘70 l’atmosfera era già cambiata, il miraggio erano la Vespa, il vestiario, i dischi".

Allora come vedeva il futuro?
"Grandi possibilità ma anche grande confusione in testa. Venivo dal Sud e nessuno mi poteva aiutare. Mio padre è stato disoccupato per molti anni, mia madre faceva la sartina, però non sono mai stato depresso. Nel ‘61 la scuola ci portò in pullman a Genova per vedere l’eclissi, ma ci fu un incidente sulla Serravalle e rimanemmo bloccati per strada per ore. Allora presi il microfono dell’autista e cantai "Come sinfonia" di Pino Donaggio, seguito da tutti i miei compagni. Alla domenica andavo al cinema Istria, era strapieno. Durante l’intervallo mettevano delle canzoni, erano gli anni di ‘Nel blu dipinto di blu’ e quando arrivava il ritornello ‘Volareeee...’ tutta la sala si metteva a cantare a squarciagola. Quella era felicità. Poi l’incanto si è rotto. Ricordo la bomba di piazza Fontana, eravamo a Torino io, Cochi e Renato, Toffolo, Jannacci: restammo sconvolti, così come eravamo rimasti sconvolti dopo la rapina di via Osoppo per la sua brutalità. Era finita un’epoca".
I suoi amici di allora che aspettative avevano per il futuro?
"Abitavamo nelle case popolari. Il primo obiettivo per tutti è sempre stato evadere da quel ghetto. Poi è arrivato il logorio della vita moderna. Adesso si fatica a crederci, ma allora con le 600 truccate facevamo le gare da fermo in corso Buenos Aires".
I giovani di oggi sono più pessimisti...
"Le mie figlie per fortuna hanno quasi abbandonato Facebook, ma oggi i ragazzi scoprono il sesso su internet a 10 anni, fumano a 11, le droghe a 12. Ho letto che tra pochi anni ci saranno più depressi che persone equilibrate, per forza! Ricordo ancora adesso il mio primo bacio in camporella: la ragazzina mi ha sfiorato con le labbra e ho sentito la punta della lingua. Sono svenuto per la felicità. Avevo 15 anni. Adesso non ho mai visto tante pubblicità di auto tutte insieme: ma chi le compra tutte queste auto? A noi bastava la Vespa. Ha ragione Grillo quando dice che cambiano la forma degli stop e ti dicono che è un nuovo modello. Oggi a Milano non si ride più. Io venivo dal Sud, e appena usciva un po’ di sole diventavo scurissimo. Se entravo in un bar mi chiamavano in tutti i modi, terù o negher. Poi però mi chiedevano cosa volevo e mi servivano con gentilezza: prima ti prendevano in giro, ma poi si dimostravano amici. Era davvero la Milano col cuore in mano, che oggi non esiste più".