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5 mag 2022

Sesto, la costruzione della moschea infiamma la campagna elettorale

Il progetto divide in modo netto le parti politiche in corsa. Centrodestra contro il candidato del centrosinistra, Michele Foggetta

laura lana
Politica
In questi 5 anni i fedeli sono rimasti in via Luini, luogo che doveva essere provvisorio finché non fosse costruita la moschea
Fedeli mussulmani nel prefabbricato di via Luini

Sesto San Giovanni (Milano) - ​È una campagna elettorale che sa di ritorno al passato quella che ieri ha vissuto Sesto. Che, a un mese dal voto, si ritrova ancora immersa nel dibattito sulla moschea. A ritirarlo fuori è il centrodestra, che 5 anni fa ne fece il suo cavallo di battaglia. O di Troia.

Un centrodestra che si dice preoccupato dalla deriva di Michele Foggetta, colpevole di voler riconoscere un luogo di culto ai musulmani sestesi. "C’è già lo spazio di via Luini, senza che la sinistra voglia rispolverare la più grande moschea del Nord Italia", ricordano Graziano Musella, deputato e coordinatore provinciale di Forza Italia, e Giovanni Fiorino, segretario cittadino e presidente del Consiglio comunale. Si tratta della struttura che per l’assessore all’Urbanistica Antonio Lamiranda era da dichiarare abusiva e chiudere. In questi 5 anni i fedeli sono rimasti in quel prefabbricato, che doveva essere provvisorio per il tempo necessario a costruire la moschea nel terreno accanto. Un terreno bonificato a loro spese e oggetto di una convenzione col Comune talmente onerosa che nessun altro operatore si è mai fatto avanti per l’area gemella al di là del ponte, messa più volte a bando. Foggetta diventa "l’espressione dell’ala più radicale della sinistra, che ancora non è riuscita a fare i conti con quella sciagura che è stato il comunismo", per i moderati di Forza Italia.

Se il deputato e commissario cittadino della Lega Jari Colla parla di "simpatie e ammiccamenti della sinistra e dichiarazioni infelici dopo i tragici attentati a Charlie Hebdo", il vicecapogruppo alla Camera Fabrizio Cecchetti torna addirittura a rievocare il terrorista Anis Amri "arrivato a Sesto per cercare aiuti e coperture nella locale comunità islamica"(fatto smentito dalle indagini già nel 2017). Di "posizioni filo islamiche ed estremistiche" parla anche Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, molto impegnata nella campagna elettorale del sindaco Roberto Di Stefano. Che, con una nota identica a quella dell’ex compagna, ripercorre 5 anni di contenziosi con il centro musulmano, "forti delle sentenze che hanno ribadito come la comunità fosse decaduta dal permesso di costruire, certificando il mancato versamento di 320mila euro, debito contratto coi cittadini".

In realtà, prima il Tar e poi il Consiglio di Stato hanno sancito la soccombenza della legge urbanistica a favore del diritto di culto, riconoscendo validità alla convenzione e invitando il Comune a trovare una soluzione condivisa. "Nessuno pensa di fare di Sesto una città meta di pellegrinaggi religiosi con santuari o moschee – replica Foggetta -. Saremo la città della ricerca e della salute. Ogni progetto sarà in linea con le reali esigenze locali".

 

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