Milano, 20 giugno 2018 - La Fondazione Human Technopole (HT) cerca investitori privati che si affianchino allo Stato per finanziare l’omonimo centro di ricerca che va strutturandosi sul sito dell’Expo, ora ribattezzato «Mind», acronimo di «Milan Innovation District». Ad annunciarlo è Marco Simoni, ieri alla sua prima uscita pubblica da presidente della Fondazione Human Technopole.

Il progetto che dovrà caratterizzare il Mind poggia per ora solo su finanziamenti statali, per l’esattezza su quel miliardo e mezzo di euro stanziato dal Governo di Matteo Renzi e scandito lungo il decennio che va dal 2015 al 2025. Tradotto: l’HT può contare su un contributo pubblico che oscilla, a seconda delle annualità, dai 114 ai 140 milioni di euro annui. Numeri da tenere presente perché ai privati interessati a sostenere la missione scientifica del centro di ricerca sarà chiesto, come anticipa Simoni, «un contributo annuo pari almeno allo 0,5% del contributo annuo garantito dallo Stato. E – prosegue il presidente della Fondazione – l’impegno dei privati dovrà essere stabile e duraturo». Niente fondi una tantum. Non solo soldi, ma anche rappresentanza. La nomina di uno dei 13 membri del Consiglio di Sorveglianza della Fondazione HT è riservata proprio ai soci privati della stessa, ma a patto che il loro contributo valga più del 3% del contributo statale. Superata questa soglia non c’è alcuna progressività: il rappresentante dei privati resterà uno solo. «Le modalità attraverso le quali disciplinare la durata dell’impegno degli investitori privati saranno formalizzate nel regolamento che sarà varato dal Consiglio di Sorveglianza – precisa Simoni –. Ma il controllo della Fondazione resterà pubblico in ogni caso. Il nostro obiettivo è diventare un hub di riferimento per tutta la ricerca italiana». Lo stesso Simoni conta di avere primi soci privati già dall’anno prossimo. In queste settimane cinque importanti istituzioni finanziarie si sono dette interessate a supportare il Technopole. Il sogno, più che il proposito, è quello di raddoppiare il plafond iniziale, quindi attrarre dai privati un altro miliardo e mezzo di fondi, come riuscito all’«European Molecular Biology Laboratory» di Heidelberg (in Germania), fin qui diretto dallo stesso Iain Mattaj, nominato direttore dello Human Technopole dal Consiglio di Sorveglianza nella prima riunione, tenutasi lunedì.

Ieri è stata nche l’occasione per fare il punto sui prossimi step del progetto. Tra luglio e settembre Simoni e i suoi si propongono di scegliere i cinque membri del Comitato di gestione (la Fondazione ha una governance duale), che sarà presieduto da Mattaj, e lo Chief Operating Officer della Fondazione. A settembre sarà poi lanciato il bando internazionale per reclutare i leader scientifici del centro di ricerca. «Da quel momento occorreranno 4 mesi per le nomine ufficiali» fa sapere Simoni. E solo allora potrà entrare nel vivo anche l’arruolamento dei ricercatori: «Tra un anno ne avremo 300, tutti operativi – annuncia il presidente della Fondazione –, poi il loro numero crescerà gradualmente fino a raggiungere i 1.350 ricercatori previsti nel complesso». E col personale amministrativo i dipendenti dell’HT saranno 1.500. Che c’è oggi? È già attivo uno solo dei sette centri di ricerca dei quali si comporrà il Technopole e, per l’esattezza, il “Centro per Analisi Decisioni e Società”. Al momento vi lavorano in dieci: due condirettori, quattro ricercatori e altrettanti dottorandi.