Entics
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Milano, 17 marzo 2017 – Un approccio del tutto personale alla scrittura, testi che alternano tematiche introspettive ad altre decisamente più frivole e sonorità che rimbalzano fra hip hop, r’n’b, trap, dancehall e house. Il tutto rigorosamente a tinte viola. È questo il nuovo progetto di Entics, artista milanese classe 1985, che oggi (venerdì 17 marzo) torna a gran voce con “Purple Haze”, il nuovo disco per Sony Music, disponibile sia in cd che in digitale. Il mosaico, composto da 12 tracce, è il riflesso di un’evoluzione artistica che affonda le radici da lontano. Dopo una dozzina di anni costellati da prestigiose collaborazioni con i pesi massimi della scena hip hop (da Fabri Fibra a Guè Pequeno, passando per Emis Killa e Marracash, solo per citarne alcuni, ndr.) e tre album pubblicati in studio, ecco l’epilogo dell’ultima palingenesi di Entics, al secolo Cristiano Zuncheddu.

Partiamo dal titolo. Come mai “Purple Haze”?

“Si tratta di una sorta di provocazione. Arrivando da altri dischi con titoli simili il senso è un po’ quello di voler recuperare parte di quella fan-base persa nel corso degli anni. Quasi a voler riaccendere la lampadina”.

L’album si apre con un flashback sulla Milano anni ‘80 e ‘90 nel brano “Classe 85”. Crescere fra Baggio e Milano quanto l’ha influenzata artisticamente?

“Premetto di non essere mai stato uno di quelli che ama ostentare quell’immaginario molto comune nell’hip hop della ‘vita nel quartiere’. Non l’ho mai fatto in nessuno dei miei precedenti album. Diciamo però che, rappresentando un aspetto della mia vita, avevo voglia di guardarmi indietro per dire qualcosa di nuovo e trasmettere dei contenuti. Il tutto con la consapevolezza che mi contraddistingue e spero che molti, in questo contesto, possano in qualche modo riconoscersi”.

E il tema della vita in città ritorna anche nel brano “Inna mi city” dove canta “Qui non c’è tempo per amarsi tra questi palazzi alti…”. È davvero così claustrofobica Milano?

“Milano mi piace molto. Più che claustrofobica però la definirei ‘meccanica’: spesso porta a condurre uno stile di vita un po’ condizionato, una sorta di routine in cui è facile perdere di vista i valori più autentici. Oggi (ieri per chi legge, ndr.), ad esempio, è il mio compleanno e ho fatto colazione al bar insieme ai miei genitori. Ecco, in un meccanismo come quello della città, è importante trovare il tempo anche per ‘vivere’”.

Nel disco alterna riflessioni squisitamente introspettive ad altre molto più leggere. È questa la formula vincente? Magari per tenere alta l’attenzione di chi ascolta…

“In realtà non ho concepito l’album in modo 'mercenario'. Le tracce scorrono a ruota libera, senza fini o meccanismi. Ma se il tutto ‘funziona’ non può che farmi piacere”.

Veniamo ai suoni. Un vortice fra hip hop, r’n’b, trap, dancehall e house. Come definirebbe la sua musicalità?

“Sonorità nuove, dal respiro internazionale. Tuttavia non amo le etichette. La mia musica è libera da qualsiasi compromesso. Ho scelto di affidarmi a produttori nuovi, veri professionisti, e non ho voluto condizionare il loro lavoro”.

Dopo aver collaborato con l’intera scena rap nel disco ha scelto due soli featuring, con Panda e Fred De Palma. Come mai?

“Ultimamente ammetto di essere diventato un po’ ‘geloso’ dei miei brani. Dopo aver scritto le prime strofe, quando mi capitava di lasciare pezzi in sospeso per far spazio a qualche collaborazione, sentivo, in realtà, di avere ancora qualcosa da dire. Per quanto riguarda i due featuring posso dire che Fred De Palma mi è piaciuto subito, prima di tutto come persona, a pelle. In Panda, invece, ho intravisto un giovane che ha intrapreso una strada simile alla mia, più improntata sul cantato”.

Forse, semplicemente, era arrivato il momento di Entics…

“In effetti, piuttosto che inserire nel disco nomi che ‘fanno prestigio’, ho preferito dar spazio alla mia musica”.

Il 24 marzo ci sarà un insotre a Roma e il 25 alla Mondadori di Milano (alle ore 17). Che rapporto ha con i fan?

“Un rapporto bellissimo. Trovo che ognuno abbia i fan che si merita. Molti li conosco e li riconosco. Tutte persone piacevoli. E agli instore cerco di dar loro quello che cercano, senza alcun tipo di forzatura”.