Jessica Valentina Faoro
Jessica Valentina Faoro

Milano, 16 febbraio 2018 - Jessica Valentina Faoro sognava di andare in Inghilterra e costruirsi una nuova vita, con il fidanzato Alessandro. Aveva il desiderio «di trovare stabilità, un lavoro e un posto dove stare», spiega don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, che in passato aveva accolto la ragazza nella sua Comunità Nuova. Sogni che si sono scontrati con la realtà, con il destino che ha messo sulla sua strada un altro Alessandro, Garlaschi, il tranviere di 39 anni che l’ha massacrata con una quarantina di coltellate nel suo appartamento in via Brioschi. I genitori annunciano che le esequie di Jessica si terranno il 24 febbraio, alle 11, nella parrocchia San Protaso, piazza Brescia, a Milano. Celebrerà i funerali don Paolo Zago. Il Comune di Milano si farà carico dei costi e dell’organizzazione della cerimonia funebre, alla quale dovrebbe partecipare, grazie a un permesso, anche il fidanzato, attualmente detenuto nel carcere di Busto Arsizio.

Questa sera, alle 18.30, partirà una fiaccolata dalla chiesa di Santa Maria di Caravaggio in via Brioschi 38, fino alla casa dove è avvenuta la tragedia, al numero civico 93. Un’iniziativa organizzata dagli amici di Jessica, per ricordare la ragazza. Anche i detenuti del carcere di Busto hanno voluto esprimere il loro cordoglio, inviando un cuscino di fiori bianchi per le esequie. «Jessica e Alessandro erano due adolescenti - racconta don Gino Rigoldi - avevano un’esperienza difficile alle spalle ma sognavano di ricominciare, di costruirsi una vita anche all’estero, in Inghilterra. Quando lui è andato in carcere per una serie di furti, lei è come impazzita, passava intere giornate sotto la finestra della sua cella. Una cosa straziante». Rapporti complicati con le famiglie, parte dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsa nelle comunità per minori. Raggiunta la maggiore età è iniziata una vita di vagabondaggi ed espedienti. Ragazzi abbandonati, senza prospettive. Il sogno di lasciare l’Italia, comune a tanti coetanei.

«Per un periodo Jessica e Alessandro hanno vissuto in una casa occupata assieme ad altri ragazzi - prosegue don Rigoldi - ma non si trovavano bene. Entrambi sognavano di avere una vita normale, quando lui è entrato in carcere Jessica è rimasta sola». La sua strada si è incrociata con quella di Garlaschi, conosciuto attraverso un annuncio su internet, che aveva offerto ospitalità nel suo appartamento. Un uomo con vent’anni in più di lei, che l’avrebbe uccisa per il rifiuto di una avance. Il tranviere, in carcere, si è chiuso nel silenzio.