L'agguato tra tifosi e Daniele Belardinelli
L'agguato tra tifosi e Daniele Belardinelli

Milano, 8 gennaio 2019 - Sono saliti a 23 gli indagati per omicidio volontario e rissa aggravata nell'inchiesta milanese sugli scontri tra ultras interisti e napoletani scoppiati in via Novara, lo scorso 26 dicembre, che hanno provocato la morte di Daniele Belardinelli, detto Dede. L'ipotesi di omicidio volontario, contestata a tutti gli identificati, è un passaggio tecnico per svolgere tutti gli accertamenti. Nel frattempo, sulla seconda auto bloccata a Napoli, sarebbero state riscontrate alcune ammaccatture, da verificare se compatibili con l'investimento.

Il numero degli indagati, nell' inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri e condotta dalla Digos, è comunque destinato a salire, anche perché le indagini per individuare tutti gli ultras che hanno preso parte alla rissa (oltre 100 tra interisti e ultras gemellati di Varese e Nizza e un'ottantina di napoletani) nella quale è morto Belardinelli stanno andando avanti. Nelle prossime ore, da quanto si è saputo, gli inquirenti notificheranno informazioni di garanzia con le contestazioni di omicidio volontario e rissa aggravata dalla morte a tutti gli indagati, affinché con i loro legali e i loro consulenti possano partecipare agli accertamenti, anche irripetibili, come l'autopsia sul cadavere dell'ultrà del Varese e le analisi scientifiche sulle vetture (la Volvo già sequestrata e l'altra auto bloccata e che verrà sequestrata).

LA RICOSTRUZIONE - L'ipotesi al momento è che Belardinelli sia stato prima investito da una macchina della carovana dei tifosi napoletani e poi un'altra auto gli sia passata sopra, ma dato che allo stato non ci sono certezze investigative sulla dinamica dell'investimento e che Dede è arrivato in ospedale ancora vivo, gli inquirenti a garanzia hanno iscritto tutti i partecipanti agli scontri anche per omicidio. Tra i 23 indagati, ci sono anche gli otto napoletani che erano sulle due macchine. Quella bloccata nelle scorse ore, tra l'altro, presenterebbe delle ammaccature, ma è da accertare il fatto che siano riferibili ad un investimento. Gli investigatori, infine, stanno ancora lavorando per identificare gli ultras napoletani che avrebbero sollevato il corpo di Belardinelli dopo l'investimento, alla fine degli scontri, consegnandolo, poi, ai tifosi interisti. Questi ultimi, che hanno preso il corpo per poi caricarlo su un'auto e portarlo in ospedale, invece, sono stati individuati.

PIOVELLA RESTA IN CARCERE - Lo stesso Marco Piovella, capo curva interista arrestato e ancora in carcere dopo che il gip Guido Salvini ha respinto l'istanza di domiciliari presentata dalla difesa, ha messo a verbale di aver caricato il corpo su una macchina. Una nuova istanza di scarcerazione, stando a quanto chiarito dal legale Mirko Perlino, che difende Piovella assieme all’avvocato Carlo Melzi D’Eril, sarà depositata al Riesame nei prossimi giorni.  A parte "il rammarico dimostrato negli interrogatori per la morte dell’amico", ha scritto il gip, "dovuta peraltro a fatti che egli stesso ha contribuito in modo importante a generare, non vi è stato da parte dell’indagato alcun cenno di riflessione critica sulle condotte proprie del mondo di cui fa parte con un ruolo di leadership". Piovella, 34 anni, fa parte del cosiddetto “Direttivo degli Ultras della curva Nord in rappresentanza dei Boys” e che ha concorso "a tutte le più importanti decisioni che riguardavano l’attività di tali gruppi". Riguardo alle "condizioni legittimanti il mantenimento della custodia cautelare in carcere" per il capo curva, detto “il Rosso”, il gip ha ricordato che Piovella è indagato per rissa aggravata "punibile sino a cinque anni di reclusione e che l’episodio concretamente si pone a livelli molto elevati di gravità".