MILANO di Andrea Gianni e Nicola Palma Due colpi in rapida successione. Gli edifici scalati da acrobati provetti. Poi la fuga in auto. Sono i dettagli che emergono dal fermo di indiziato di delitto che ieri ha portato in carcere i tre presunti responsabili di un doppio furto in abitazione tra le 20.20 e le 23.30 del 22 febbraio. Sono tutti pregiudicati di etnia rom, ma il nome che fa più rumore è quello di Remi Nikolic, 26 anni: c’era lui, la sera del 12 gennaio 2012, al volante del Suv che uccise il vigile di quartiere Niccolò Savarino in via Varè. Minorenne all’epoca e condannato per omicidio a 9 anni e 8 mesi, ne ha scontati 5 e mezzo al Beccaria per poi ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali nel 2017. L’11 febbraio scorso, emerge dal provvedimento firmato dal pm Francesca Crupi, è tornato definitivamente un uomo libero. Libero di delinquere, viene da pensare col senno di poi, se è vero, secondo quanto ricostruito dagli agenti della Squadra...

MILANO

di Andrea Gianni e Nicola Palma

Due colpi in rapida successione. Gli edifici scalati da acrobati provetti. Poi la fuga in auto. Sono i dettagli che emergono dal fermo di indiziato di delitto che ieri ha portato in carcere i tre presunti responsabili di un doppio furto in abitazione tra le 20.20 e le 23.30 del 22 febbraio. Sono tutti pregiudicati di etnia rom, ma il nome che fa più rumore è quello di Remi Nikolic, 26 anni: c’era lui, la sera del 12 gennaio 2012, al volante del Suv che uccise il vigile di quartiere Niccolò Savarino in via Varè. Minorenne all’epoca e condannato per omicidio a 9 anni e 8 mesi, ne ha scontati 5 e mezzo al Beccaria per poi ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali nel 2017. L’11 febbraio scorso, emerge dal provvedimento firmato dal pm Francesca Crupi, è tornato definitivamente un uomo libero.

Libero di delinquere, viene da pensare col senno di poi, se è vero, secondo quanto ricostruito dagli agenti della Squadra mobile guidati dal dirigente Marco Calì, che appena 11 giorni dopo è entrato in azione insieme ai complici Martin Jovanovic, ventiduenne nativo di Roma, e Alen Djordjevic, ventiseienne originario di Maddaloni. Stando alle indagini della polizia e alle denunce dei derubati, il primo raid è avvenuto in un palazzo di via Sanzio, in zona Fiera: in tre hanno atteso che i padroni di casa uscissero, sono entrati dall’ingresso del box lasciato momentaneamente aperto e si sono arrampicati fino all’abitazione nel mirino. Poi hanno sfondato la finestra della camera da letto e hanno iniziato a rovistare dappertutto, riuscendo a rubare borse di marca, orecchini d’oro e un portacarte Chanel per un valore stimato di circa 100mila euro. Finita? No, perché i componenti della gang sono risaliti in macchina e si sono introdotti in un secondo appartamento, in via Amedei a Missori, portando via alcune catenine di valore. Da lì sono scattate le indagini della Mobile. Indagini complicate anziché no, visto che gli investigatori hanno capito sin da subito di avere a che fare con professionisti del mestiere. Qualche errore, però, lo hanno commesso, dando modo ai segugi di via Fatebenefratelli di arrivare all’identificazione dei tre.

Da un primo screening delle celle telefoniche emergono due numeri “interessanti“: entrambi sono intestati a pregiudicati legati ai campi nomadi di Corbetta. Il secondo, in particolare, rimanda a una parente di Alen Djordjevic, che l’8 marzo, nel corso di un controllo dei carabinieri di Lainate, ha fornito proprio quel numero come utenza di riferimento. Dagli accertamenti nelle banche dati delle forze dell’ordine viene anche fuori che il 27 agosto 2019 il ventiseienne di Maddaloni è stato indagato per lesioni personali in concorso con Martin Jovanovic, con precedenti specifici e dalle caratteristiche fisiche "fortemente compatibili" con uno degli autori dei furti di via Sanzio e via Amedei, ripreso dalle telecamere. E il terzo uomo? Gli ulteriori approfondimenti riescono a collegare il numero di Jovanovic a un altro cellulare. Un cellulare che conduce gli agenti sulle tracce di un’auto di colore chiaro, passata sotto alcuni varchi videosorvegliati di Corbetta e poi immortalata dall’occhio elettronico di Area C di piazza Cinque Giornate angolo corso di Porta Vittoria, alle 21.44 del 22 febbraio. La conclusione dei poliziotti: è quella la macchina dei ladri, una Skoda Rapid. A chi è intestata? A una ragazza che abita in zona Bisceglie e che risulta convivere con Remi Nikolic. Il 4 giugno, gli uomini della Mobile effettuano un appostamento nei pressi dell’abitazione della coppia e dopo pochi minuti vedono uscire un ragazzo sui 25 anni, alto circa un metro e 70, capelli corti, stempiato e con la barba incolta: è Nikolic, come da recenti foto postate sul suo profilo Facebook "Joscua Didi"; dopo aver salutato due amici che lo aspettavano su una Smart, apre la Skoda, si mette al volante e parte.

Ecco la chiusura del cerchio: la banda è stata identificata. I giorni successivi servono a capire che i tre si muovono continuamente. Nikolic, in particolare, è sempre in giro per l’Europa: il 9 giugno se ne va in Belgio, "per non meglio precisati affari, verosimilmente di natura illecita" annota il pm, e rientra il 4 luglio, con ogni probabilità dopo aver incontrato il fratello pluripregiudicato Goyko Nikolic. Appena tornato, gli investigatori intercettano una conversazione in cui fa sapere a un amico di essere nuovamente in partenza, stavolta per la Spagna, per "un lavoro che non era previsto". Un viaggio interrotto sul nascere dalla polizia. "La concretezza del pericolo di fuga – la valutazione del magistrato – emerge sia dalle condizioni personali degli indagati, di etnia rom, irregolari sul territorio dello Stato, privi di occupazione, sia dallo stile di vita degli stessi, che pongono reiterati e improvvisi spostamenti". Fine della corsa.