Ospedale Gaetano Pini
Ospedale Gaetano Pini

Milano, 12 aprile 2018 - La prima reazione, quella più immediata, agli arresti dei primari del Cto-Pini e del Galeazzi è stata una pioggia di segnalazioni su presunte lesioni, soprattutto da parte di pazienti del primario della Chirurgia ricostruttiva ortopedica Giorgio Calori, ai domiciliari. L’inchiesta sulle tangenti nella sanità rischia quindi di allargarsi e anche di aggravarsi, perché nell’ordinanza emessa due giorni fa dal gip Teresa De Pasquale non si era mai parlato di lesioni, solo di un «collaudato sistema corruttivo». Il gip evidenzia in più passaggi quello che definisce «l’approccio interventista» di Calori «volto al maggior guadagno piuttosto che alla cura del paziente» e, scrive, «questo aspetto necessiterà di un approfondimento investigativo volto a esaminare una serie di operazioni chirurgiche apparse forzate». I pazienti che si sono rivolti alla Procura sarebbero stati operati e danneggiati, stando al loro racconto, proprio dal bisturi dei camici bianchi. 

Al momento i procuratori aggiunti Eugenio Fusco e Letizia Mannella, titolari del fascicolo, non hanno ancora contestato l’accusa di lesioni volontarie, reato molto difficile da dimostrare in sede processuale, mentre le lesioni colpose richiedono comunque una querela di parte. A supporto delle presunte lesioni un litigio del 15 marzo 2015 (finito agli atti) tra Calori e un anestesista del Pini che quel pomeriggio era contrario a operare per una frattura al femore un paziente cardiopatico, in quanto «era ad alto rischio e a quell’ora sarebbe iniziato l’intervento senza la copertura del presidio cardiologico», come invece prevede il regolamento del Pini. Ma Calori avrebbe insistito affinché l’uomo fosse operato «nell’immediatezza». Intanto cominceranno oggi pomeriggio gli interrogatori di garanzia degli arrestati, a partire da quello con l’imprenditore Tommaso Brenicci (l’unico in carcere, mentre gli altri cinque sono ai domiciliari).

Paola Navone, direttrice sanitaria del Pini, convocata dal giudice per sabato, come hanno riferito i suoi legali Piero Magri ed Elisa Pigozzi, si è detta «dispiaciuta» e «sorpresa» per essere finita ai domiciliari. Oltre a respingere le accuse, ha tenuto a precisare che subito dopo la sua nomina come direttore sanitario del Cto-Pini si era resa conto dell’esistenza di «anomalie». «Ho cercato di introdurre regole o protocolli di legalità – ha detto – per mettere ordine nell’acquisito di protesi o presidi medici. Lo stavo facendo da due anni e non senza difficoltà. Evidentemente davo fastidio». La Navone, all’indomani dell’arresto del collega del Cto-Pini Norberto Confalonieri, detto “lo spaccaossa”, secondo i giudici aveva tenuto un comportamento anomalo: «Una volta venuta a conoscenza dell’esposto contro Confalonieri – ricostruisce il giudice nell’ordine di arresto – Paola Navone si è immediatamente adoperata per occultare le sue pregresse condotte illecite».