“Nessun guasto in volo”, lo schianto dell’aereo a San Donato. Prime risposte dei periti sul giallo del magnate morto

Milano, inchieste in Italia, Francia e Romania per il disastro del 2021. Privilegiata la pista dell’errore umano, rimane la partita dell’eredità: Dan Petrescu, ai comandi, morì insieme a moglie, figlio e altre 5 persone

I vigili del fuoco durante l’intervento dopo lo schianto a San Donato Milanese

I vigili del fuoco durante l’intervento dopo lo schianto a San Donato Milanese

Milan o, 6 febbraio 2023 –  Dopo Bucarest, anche Parigi apre un fascicolo in sede civile per decidere sulla eredità del miliardario Dan Petrescu, l’imprenditore che morì, insieme ad altre otto persone, due erano cittadini francesi, ai comandi del suo aereo da turismo precipitato a San Donato il 7 ottobre del 2021. Ma anche il fronte francese, come già quello romeno, si è subito bloccato in attesa della attesa relazione finale che spieghi ufficialmente la causa dell’incidente, relazione che nei giorni scorsi è stata sollecitata dal pm Paolo Filippini, titolare delle indagini. Questa superperizia deve arrivare dall’agenzia internazionale della sicurezza sui Ioli, a cui spetta la parola finale sulle cause della tragedia. Il documento, unito a quello che ha già in mano la procura di Milano, dovrà poi essere riportato nella chiusura indagini, attesa ormai da oltre un anno. Gli atti della procura milanese con i risultati della perizia saranno poi comunicati alla Romania e alla Francia. Secondo indiscrezioni che arrivano dal fronte romeno l’incidente aereo sarebbe stato causato da un errore umano, l’uomo più ricco della Romania avrebbe commesso alcune distrazioni fatali perdendo il comando dell’aereo uscito dal radar prima di schiantarsi, una tragedia in cui nessuno che era a bordo è riuscito a salvarsi.

Stando agli accertamenti fatti non ci sarebbe stato nessun cattivo funzionamento. Quando sarà certificato ufficialmente l’errore umano, il fronte milanese della inchiesta si concluderà comunque con una richiesta di archiviazione perché chi ha “causato colposamente“ l’incidente è deceduto e di quei corpi straziati non è rimasto nulla. Proseguirà appunto solo il fronte civile con i risarcimenti ai parenti e poi con la divisione della eredità sulla quale già si annuncia una lunga battaglia legale. Un patrimonio da tre miliardi di euro spetterebbe in realtà solo all’unica erede legittima, la madre di Petrescu, di 96 anni, ma è contesa in realtà anche dai manager delle aziende di Petrescu, in particolare della donna, per anni braccio destro dell’imprenditore. A questi si aggiungono i parenti legittimi dei deceduti.

Con Dan Petrescu a bordo dell’aereo c’era la sua famiglia: la moglie Regina Dorotea Balzat Petrescu di 65 anni con cittadinanza francese e il figlio di 30 anni, Dan Stefan, nato a Monaco di Baviera. Le altre vittime erano amici di famiglia: l’italiano Filippo Nascimbene, di 32 anni e originario del Pavese, la moglie Claire Alexandrescou, cittadina francese, e il figlio di appena due anni Raphael.

Infine la nonna del piccolo, Miruna Lozinschi, e un amico del figlio dell’imprenditore, il canadese Julien Brossard. Anche la famiglia del marito italiano e della sua moglie francese attendono il risarcimento.

Tutta la comitiva era partita da Milano con direzione Olbia. Le cause dell’incidente avrebbero dovuto essere svelate dall’analisi delle scatola nera.

Recuperata pochi minuti dopo la tragedia, pm, consulenti e avvocati avevano però dovuto prendere atto che i dati trovati in memoria erano fermi a molti mesi prima. Da qui era iniziata una lunga serie di accertamenti che hanno poi richiesto la superperizia dall’agenzia internazionale dei voli.

Da subito chiara era stata la dinamica. Circa tre minuti dopo il decollo, delle 13.04 da Linate, l’aereo, un Pilatus Pc-12, che avrebbe dovuto raggiungere una quota standard di 5mila piedi, a un’altezza di circa 3.500-4.000 piedi aveva continuato in modo anomalo a virare verso destra.

La sala radar, accortasi della anomalia, avrebbe contattato immediatamente il pilota, il magnate romeno avrebbe risposto spiegando che stava effettuando una "deviazione" chiedendo successivamente anche quello che in gergo tecnico si chiama "vettore", cioè spazio e coordinate per rientrare all’aeroporto. Il pilota, però, non riferì quale fosse il problema e dunque dall’aereo non sarebbe arrivata mai una segnalazione di allarme. Troppo tardi per riuscire a invertire la rotta dell’aereo, Petrescu, forse preso dal panico, non arrivò nemmeno a lanciare l’allarme. Poi lo schianto e gli inutili soccorsi.

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