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23 nov 2021
barbara calderola
Cronaca
23 nov 2021

Rodano, sepolto vivo da due metri di terra: ancora un operaio morto in cantiere

Gli è franata addosso la trincea della fognatura che stava scavando. Fabrizio Franzinelli, 46enne di Malonno nel Bresciano, lascia moglie e due figlie.
Nell’arco di nove mesi già 121 vittime

23 nov 2021
barbara calderola
Cronaca

Rodano (Milano), 24 novembre 2021 - Sepolto vivo da due metri di terra. L’ennesima, orribile, morte di un operaio in Lombardia. Fabrizio Franzinelli, 46 anni, due figlie di 14 e 9, se n’è andato così, in pochi istanti, mentre i colleghi del cantiere cercavano di salvarlo con la benna di una ruspa. Come accaduto altre 121 volte, solo fra gennaio e settembre, il dio del lavoro ha chiesto un nuovo tributo di sangue. Ancora una volta quello di un manovale.

Sono le 13.30, una giornata qualunque, in una strada anonima dell’hinterland milanese. Via Giovanni XXIII a Rodano, zona Millepini. Un viale che attraversa un agglomerato di capannoni e finisce in un quartiere di villette a schiera. Lungo la carreggiata, uno scavo per rifare la rete delle fognature. Una fila di grandi tubi in cemento, una trincea di terra dove posarli. Un gruppo di operai della ditta Giudici, all’opera per conto del Cap, gestore della rete idrica, è alle prese con la posa delle sezioni di calcestruzzo. Il dramma è improvviso, pochi secondi, neppure il tempo di reagire. Un grosso blocco, un masso, si sarebbe staccato provocando uno smottamento del terreno e la frana avrebbe ricoperto all’istante il manovale. Franzinelli era originario di Berzio Demo, ma viveva nella vicina Malonno, sempre in Valcamonica. Per salvarlo e riportarlo vivo alle due figlie e alla moglie i colleghi si sono messi disperatamente a chiamare i soccorsi e a scavare, un tentativo purtroppo vano.

A Rodano, nel frattempo, sono arrivati l’elisoccorso, i vigili del fuoco, compreso il nucleo speleologico, alpino e fluviale, specializzato nei recuperi più difficili, i carabinieri e i vigili urbani. I sanitari non hanno potuto fare nulla, agli investigatori è rimasto l’onere dei rilievi e dell’indagine sul rispetto delle norme di prevenzione. Dal colosso del servizio idrico milanese, che ha appaltato i lavori sulla strada della tragedia, l’espressione di un "profondo rammarico per l’accaduto" e l’assicurazione di essere "vicini alla famiglia". Restano il lutto, due orfane e una vedova. E la sensazione - per i sindacati - che anche l’aumento dei controlli sul campo, in Lombardia sopra la soglia fissata a livello centrale del 5% delle aziende verificate, non sia sufficiente per uscire da un incubo.

Lo stesso che il 18 novembre, in un solo giorno, è costato la vita a Milano a un muratore bergamasco di 64 anni, caduto dal balcone di una casa in ristrutturazione alla Maggiolina, e a un autista e a un autotrasportatore lecchese, travolto da un carico di gommapiuma in uno stabilimento di Cesano Maderno, in Brianza. Di lunedì, invece, la notizia di quattro diversi feriti, fortunatamente non gravi, fra Brescia, il Milanese e la Valtellina.
 

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