Rider di Deliveroo (Ansa)
Rider di Deliveroo (Ansa)

Milano, 9 agosto 2019 - «Non è una rivoluzione, piuttosto l’ennesima occasione mancata». Angelo Avelli, rider della rete Deliverance Milano che lo scorso 25 aprile aveva inaugurato una inedita forma di protesta pubblicando su Facebook i nomi dei vip che non danno le mance, non nasconde la sua delusione sul decreto legge con le nuove norme sulla «tutela del lavoro tramite piattaforme digitali». Norme che introducono l’assicurazione Inail obbligatoria contro malattia e infortuni, un sistema di tutela minimo nel caso cadute in bicicletta o in scooter.

E, nel capitolo retribuzioni, un mix di cottimo e paga oraria. «I lavoratori possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate purché in misura non prevalente - si legge nel testo -. La retribuzione base oraria è riconosciuta a condizione che per ciascuna ora lavorativa il lavoratore accetti almeno una chiamata». Passi avanti nella giungla della gig economy, in una delle battaglie-bandiera del Movimento 5 Stelle. Ma, secondo Deliverance Milano, che ha sempre chiesto il riconoscimento della «piena subordinazione», non è abbastanza.

«Per sfuggire alla retribuzione base oraria - spiega Avelli - le aziende possono lasciare una parte dei rider senza consegne da effettuare, oppure costringerli a rifiutare le consegne perché vengono pagate pochissimo. Il tempo che viene trascorso online, connessi pur senza incarichi da svolgere, non viene riconosciuto. Tutto come prima». Si crea un bacino di rider “fissi”, a partita Iva, che arrivano a guadagnare fino a duemila euro lordi al mese. E altri che devono accontentarsi delle briciole. Lo spettro è quello della Francia, in questi giorni agitata dalla rivolta dei fattorini su due ruote a causa del taglio delle tariffe. Si prepara quindi un autunno caldo a Milano, “capitale” italiana dei rider, dove Deliverance sta cercando di promuovere una rete mutualistica tra diverse realtà e associazioni che possa offrire tutele e assistenza.

Critiche alle nuove norme anche da parte del segretario generale Uiltrasporti Claudio Tarlazzi. «Il decreto-legge approvato, salvo intese, dal Consiglio dei ministri - spiega - rischia di non migliorare le condizioni dei rider. Da una parte rischia di autorizzare le piattaforme a non applicare il contratto collettivo, lasciando nella precarietà migliaia di lavoratori. Dall’altra, rischia di abbassare i livelli degli accordi collettivi futuri. Rispetto alle promesse fatte da Di Maio a questi lavoratori precari possiamo ben dire che la montagna ha partorito un topolino». Intanto Deliveroo scommette sull’Italia, e annuncia 25 milioni di euro di investimenti nei prossimi 12 mesi con l’obiettivo di coprire 150 città. «Se Deliveroo continuerà a crescere con il ritmo attuale - spiega la società - le sue attività supporteranno in Italia 5.900 posti di lavoro e avranno un impatto economico di 130 milioni di euro entro il 2020».