Stranieri in attesa di essere accolti nei centri
Stranieri in attesa di essere accolti nei centri

Milano, 15 maggio 2017 - I conti sono fatti. E si basano in parte sulle quote di ripartizione fissate dall’accordo Anci-Viminale in parte sulla certezza che da qui a pochi mesi ci saranno altri 4.600 profughi da accogliere in Lombardia (sul totale stimato dei 200mila in Italia che verrà raggiunto a breve). Prefettura e Comuni dell’Area metropolitana hanno trattato per settimane, così da arrivare a un documento che potesse trovare la maggior condivisione possibile tra i 134 sindaci coinvolti: alla fine, poco più della metà dovrebbe aderire (tra i 70 e gli 80), anche se, a leggere il protocollo che verrà firmato giovedì alla presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti, ci sarà poco da sorridere per i primi cittadini anti-profughi. E vi spieghiamo perché. Partiamo dai numeri contenuti in una tabella elaborata da corso Monforte. Una tabella che, in linea col Patto in via di sottoscrizione, ragiona più sul concetto di Zone omogenee che di singoli Comuni.

Sette le Zone individuate. All’Alto Milanese (Legnano e Parabiago i Comuni più popolosi) saranno destinati 708 migranti – il numero, come per tutti quelli successivi, comprende pure quelli già alloggiati da quelle parti – su una popolazione di 259.076 abitanti. Al territorio del Magentino-Abbiatense (fatto di piccoli borghi tra i quali spiccano i 32.585 residenti ad Abbiategrasso) verranno destinati 597 migranti a fronte di 214.907 abitanti. Si prosegue con i 654 per il Sud Ovest (Rozzano capofila) e i 477 per il Sud Est (San Giuliano Milanese è il più popoloso con 38.226 abitanti). E ancora: 864 richiedenti asilo dovrebbero trovare via via posto nell’area Nord Ovest (Rho e dintorni), mentre nel territorio del Nord Milano (dove c’è l’anomalia Bresso coi 500 profughi stipati nell’hub della Croce Rossa) verranno indirizzati 730 disperati in fuga da guerre e dittature. Il totale: 5.082 migranti in un’area abitata da 1.861.938 persone. La distinzione tra Zona omogenea e singolo Comune è tutt’altro che trascurabile. Sì, perché in corso Monforte, quando si tratterà di smistare i flussi, si ragionerà su grandi numeri.

Detto altrimenti: non sarà importante (o comunque non determinante) quanti migranti andranno a Cesate piuttosto che ad Arconate, ma quanti migranti andranno nell’Alto Milanese piuttosto che nel Nord Ovest. E quindi i sindaci avranno pure la possibilità di trovare soluzioni interne, tenendo però sempre presente il numero finale della Zona. A leggere il protocollo, si intuiscono sia i vantaggi per chi accetterà che gli svantaggi per chi dirà «no» al modello studiato dal prefetto Luciana Lamorgese e caldeggiato dal ministro Minniti («Sarebbe un segnale importante per il Paese»). I Comuni guidati dai primi, infatti, verranno esclusi dai bandi prefettizi per l’accoglienza una volta raggiunta «la copertura del 50% dei posti previsti». Gli altri, invece, verranno comunque inseriti nel circuito dell’ospitalità diffusa, volenti o nolenti: «L’assegnazione di cittadini stranieri da accogliere nei Comuni – si chiarisce all’articolo 3 del documento – non dovrà riguardare né unicamente né preferibilmente i Comuni sottoscrittori del presente protocollo». Fuori dal legalese: chi non firma non si illuda di rimanere fuori. Anzi, si accolla il rischio di vedersi arrivare all’improvviso un numero di profughi sproporzionato rispetto alla sua popolazione solo perché una onlus ha trovato nel suo territorio una struttura adeguata.

ECCO LA MAPPA DELL'ACCOGLIENZA