FRANCESCO FELICE
Cronaca

Quelle case come igloo immerse in città

Francesco Felice

Buonfantino*

Milano capitale della moda e dell’economia, ma anche dell’architettura e del design. In via Lepanto, a Milano Nord, ci si imbatte in un curioso gruppo di case a forma di igloo. Le abitazioni, a ridosso del villaggio dei giornalisti, rappresentarono un esperimento architettonico del primo dopoguerra realizzato dall’ingegnere Mario Cavallè. All’epoca il quartiere non faceva neanche parte del comune di Milano, bensì di Greco, comune autonomo. Le case furono costruite poco distante da quelle dei giornalisti, realizzate, invece dall’ing. Evaristo Stefini e da una cooperativa composta principalmente da giornalisti nel 1911 a seguito di un editoriale di Mario Cerati, direttore de Il Secolo. Una denuncia nei confronti del governo, concentrato solo sulle masse operaie e popolari e non sulla media borghesia.

In questo quartiere, il primo in Italia definito citta-giardino, furono costruiti, nel primo dopoguerra, 8 igloo in cemento dallo stesso ing. CAVALÈ che realizzò le case a fungo del quartiere Maggiolina, demolite negli anni Sessanta.

Il progetto riprende gli esperimenti “organanici” di Paolo Soleri a Vietri sul Mare in provincia di Salerno sviluppati poi negli Stati Uniti ad Arcosanti o quelli di San Paolo in Brasile delle case sferiche di Eduardo Longo. Erano gli anni felici del coraggio e delle sperimentazioni che Milano accoglieva con piacere.

Le case a igloo di Milano hanno un tetto a volta con mattoni forati disposti a losanghe convergenti, in modo da garantire autonomia organizzativa degli spazi interni. All’interno un ingresso, un bagno, due camere e cucina.

Le case sono ancora oggi strutturate così ad eccezione di una che vanta un nuovo corpo e un’altra struttura diventata un

loft open space.

Progetto originale, curioso ed eccentrico oggi, utile e funzionale all’epoca visto che servì per ospitare le famiglie sfollate dalle proprie abitazioni distrutte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Negli anni Sessanta si decise di abbatterle, ma ad opporsi fu l’architetto Luigi Figini. Oggi il quartiere è da visitare per le sue abitazioni diventate ormai un’istituzione.

*Gnosis progetti