Il tribunale di Milano
Il tribunale di Milano

Milano, 8 giugno 2016 - Anche il consigliere laico del centrodestra Pierantonio Zanettin interviene con una lettera inviata al comitato di presidenza del Csm e chiede di aprire una pratica sul giudice del tribunale di Milano Federico Salmeri, che ha riconosciuto ad un ragazzo proveniente dal Gambia il permesso di soggiorno per protezione umanitaria per la diffusa povertà in quel Paese. Zanettin chiede di "valutare se sussistano profili di
incompatibilità, sotto il profilo dell'appannamento dell'immagine di terzietà e imparzialità" per il magistrato che ha emesso "un così singolare ed innovativo provvedimento".

La decisione, afferma il consigliere, "si pone in frontale contrasto con la normativa interna e comunitaria, riconoscendo il diritto alla protezione umanitaria non solo ai rifugiati per motivi umanitari, ma anche a migranti per motivi economici". "Appare evidente che l'applicazione generalizzata nel nostro Paese di tale principio potrebbe avere effetti destabilizzanti - aggiunge - sia sul piano sociale, sia nei rapporti con gli altri stati europei, come noto, già oggi preoccupati per le smagliature della nostra politica sull'immigrazione".

Provenire da un paese dove esistono "oggettive difficoltà economiche, di diffusa povertà e di limitato accesso per la maggior parte della popolazione ai più elementari diritti inviolabili della persona, tra cui il diritto alla salute ed alla alimentazione" dà il diritto a un immigrato ad essere accolto in Italia. È questa la motivazione con cui il giudice civile di Milano Federico Salmeri lo scorso marzo ha riconosciuto a un ragazzo di 24 anni, proveniente dal Gambia, il permesso di soggiorno per "protezione umanitaria" dopo che la Commissione territoriale aveva respinto la richiesta dell'immigrato di rimanere nel nostro Paese. Contro la decisione si è pronunciato oggi il consigliere laico di centrodestra del Csm Zanettin

Il provvedimento del giudice citava la "normativa più significativa" relativa "agli obblighi costituzionali ed internazionali che gravano sullo Stato italiano" fino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo secondo la quale
"ogni individuo ha il diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali essenziali". Per il giudice, che descriveva il Gambia come "uno dei paesi più piccoli e più poveri del continente Africano", un provvedimento di rimpatrio sarebbe stato un atto «"n spregio agli obblighi di solidarietà di fonte nazionale ed internazionale".