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23 giu 2022

Milano, stangata ai narcotrafficanti della carrozzeria: così facevano girare la cocaina

Condanne definitive fino a 12 anni per la banda di Micky Lo Bue e Rocco Ambrosino: avevano 3.300 clienti

23 giu 2022
nicola palma
Cronaca
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Un chilo di cocaina a settimana. Una rubrica con 3.300 contatti di clienti. Il centralinista "Gianni" che smistava le richieste, gli uffici di un’agenzia immobiliare per confezionare le dosi e le consegne in motorino o su una Smart. A quasi tre anni dalla chiusura della fase due dell’indagine "Sangue Blu" (dal nome del personaggio di Gomorra che i narcos avevano scelto per la chat di Whatsapp) dei carabinieri del Nucleo investigativo, la Cassazione ha reso definitive le pene comminate in Appello a gran parte degli imputati. I giudici della Suprema Corte hanno respinto i ricorsi dei fratelli Michelangelo (il capo dell’organizzazione criminale con l’appellativo di "Papà") e Marcello Lo Bue, confermando rispettivamente le condanne a 12 anni e 4 anni e 2 mesi di reclusione; stesso destino per Rocco "Pelato" Ambrosino (8 anni e 8 mesi), Mirko Quintini (6 anni), Davide Del Vecchio (5 anni e 4 mesi) e Michael Leoci (4 anni). Per quanto riguarda invece Cristian La Placa, la Cassazione ha disposto lo stralcio della sua posizione e il rinvio a nuovo ruolo per la trattazione del ricorso; nuovo giudizio d’Appello, infine, per Gianpierre Renzzo Pinto Sullcahuaman e Cosmin Ionel Timis, "limitatamente alla ritenuta continuazione" del verdetto impugnato con altre sentenze precedenti.

Per quasi tutti, si tratta della seconda "stangata" in poco più di due anni. Sì, perché Ambrosino, Lo Bue e compagnia hanno pure patteggiato pene da un massimo di 4 anni e 8 mesi a un minimo di 3 anni per l’assalto armato alla carrozzeria New Car di Novate Milanese, andato in scena il 12 marzo 2018. Quella mattina, in nove, incappucciati, fecero irruzione nel capannone di via Boito per picchiare l’ex socio di Ambrosino, Massimiliano Toscano, considerato molto vicino ai Flachi: lo presero a pugni e lo buttarono a terra, provando a tagliargli un braccio con un flessibile; la vittima designata, appassionata di thai boxe, riuscì però a divincolarsi e a scappare. Gli investigatori capirono sin dai primi minuti che non si era trattato di una rapina qualsiasi (gli aggressori portarono via un borsello con soldi e chiavi), anche perché il raid era avvenuto in un’autofficina arcinota come ritrovo di pregiudicati dei quartieri Comasina e Bruzzano. L’ipotesi della prima ora: "Una faida in atto – come mise nero su bianco il gip Lidia Castellucci – legata, con ogni probabilità, alla gestione del traffico di stupefacenti su quel territorio". Un’ipotesi confermata un anno dopo dal nuovo blitz dei militari e ora dalle condanne definitive.

 

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