La Camera del Lavoro, le monete che spariranno e il tram preso al volo

Il poeta Maurizio Cucchi descrive una passeggiata a Milano, tra vetrine di dolci, antiche chiese e edifici storici, riflettendo sul passato e sul presente della città.

Cucchi

Eccomi dunque in vis Visconti di Modrone, davanti alle vetrine di

Taveggia, dove mi incanta la vista di magnifici dolci e dolcetti. Leggo poi un avviso in cui si avverte la gentile clientela che, temporaneamente, occorre regolare i conti solo con pagamenti elettronici. Tra un po’, penso, i soldi in normali biglietti e monetine saranno cosa del passato…Proseguo dunque per la via Corridoni, oltrepasso il tapas bar spagnolo, Ba-Ba Reeba dove un tempo venivo spesso con gli amici, perché abitavo in zona, ed eccomi allora in corso di Porta Vittoria.

Sulla mia destra ho il Palazzo di Giustizia e sulla sinistra la facciata di San Pietro in Gessate, che sempre mi incanta con il suo antico, accogliente rosso volto quattrocentesco, Fondata dagli Umiliati, fu progettata da Guiniforte Solari e ha una lunga e importante storia, fino ai bombardamenti del 1943 e all’attuale progetto per salvarla dal degrado che incombe. Proseguo curioso anche di ciò che mi è ben noto, in questi paraggi molto ricchi di importanti tracce storiche e arrivo poco oltre, trovandomi dunque al palazzo della Camera del Lavoro, con i suoi scaloni.

Costruito nel 1932 su progetto degli architetti Angelo Bordoni, Luigi Maria Caneba e Antonio Carminati, che vinsero un concorso fascista, nel 1945, fu preso dai partigiani, modificato togliendo simboli della dittatura e divenne la "Casa del Lavoro" e poi "Camera del Lavoro". Proseguo comunque soddisfatto finché poco oltre vengo a trovarmi sulla piazza Cinque Giornate, dove il mio fiato si allarga tranquillo, nonostante la bigia giornata, alla vista dei formidabili alberi che si slanciano verso il cielo. Osservo i due caselli daziari, in particolare quello dell’Agenzia di Viaggi, pensando a una mia possibile escursione chissà dove, mentre mi spinge ancor più verticalmente in alto il monumento alle Cinque Giornate di Giuseppe Grandi. Dopo di che salgo veloce e un po’ stanco lì vicino sul primo tram che passa.

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