Milano, 8 giugno 2018 - Confermato dalla Cassazione l'ergastolo per Claudio Giardiello, l'immobiliarista fallito responsabile della strage al tribunale di Milano. La mattina del 9 aprile 2015, durante l'udienza per il crac della sua società, fece una strage uccidendo l'avvocato Lorenzo Claris Appiani, il coimputato Giorgio Erba, e il giudice Fernando Ciampi. Ferì anche suo nipote Davide Limongelli, e il commercialista Stefano Verna. La difesa sostiene l'incapacità mentale, ma il pg si è opposto. Il verdetto confermerà o meno l'ergastolo deciso dalla Corte d'assise d'appello di Brescia il 9 giugno dello scorso anno.

«C'è stata una chiara e volontaria attività omicida connotata da lucidità e freddezza e per questo deve essere confermata la condanna all'ergastolo nei confronti di Claudio Giardiello, protagonista di una vicenda dolorosa che ha fatto grande scalpore perchè le vittime erano inermi e indifese, convinte di essere al sicuro in un presidio di legalità perchè si trovavano nel Palazzo di giustizia di Milano». Così il sostituto procuratore generale della Cassazione Pina Casella aveva chiesto ai supremi giudici di confermare il carcere a vita. Ad avviso del pg Casella, quelli messi a segno da Giardiello in questa «gravissima vicenda» sono «omicidi volontari, attuati con un proposito criminoso a lungo meditato, una attenta progettazione e il movente ha covato nella esacerbata visione complottista che è arrivata addirittura a vedere nel giudice Ciampi il 'colpevolè dei suoi guai giudiziari ed economici». Secondo  Casella, inoltre, «la brillante storia lavorativa e imprenditoriale di Giardiello è del tutto incompatibile con il disturbo psicotico che la difesa vorrebbe sostenere e che non è mai stato diagnosticato». L'imputato, ha proseguito il pg, aveva solo un «mero disturbo ansioso depressivo, mai degenerato in disturbo psicotico e perfettamente controllabile da farmaci antidepressivi e ansiolitici».

Concludendo la sua requisitoria,  il pg aveva sottolineato che Giardiello «ha spietatamente ucciso tre persone facendosi giustizia da sè e affermando la sua distorta visione della giustizia, manifestando totale disprezzo per lo Stato e per la giustizia stessa». Anche in primo grado l'immobiliarista fallito, in passato dedito anche al gioco d'azzardo e all'uso di cocaina, era stato condannato al carcere a vita dal gup di Brescia il 14 luglio del 2016.