Cpr via Corelli, testimonianze choc: "Lager, neanche i cani vivono così". Il migrante: “Meglio la morte”

Dallo straniero trattenuto nonostante i problemi psichici al “divieto“ di docce e colloqui con i legali. L’indagine dei pm e il sequestro della struttura. Il medico: abuso di psicofarmaci per sedarli

Un migrante tenta di fuggire
Un migrante tenta di fuggire

C’era Mohamed, uno degli stranieri trattenuti nel Cpr di via Corelli, che era soprannominato "il pazzerello". Sosteneva di leggere nel pensiero, di "parlare con la Madonna", ha raccontato un testimone agli inquirenti. Nonostante i problemi psichici, "è stato lì dentro almeno due mesi senza che ve ne fossero le condizioni e poi è stato dimesso sul territorio". C’era un migrante che ha scritto a un legale dell’associazione Naga di voler morire, e ha inviato una foto "delle labbra cucite, presumibilmente in segno di protesta". Un altro migrante in un video parla del cibo: "Ma questo mangiare, tu lo mangi? (...) se lo dai ad un cane lo butta via! ... siamo animali!". Sono solo alcuni degli episodi al centro dell’inchiesta per frode e turbativa, coordinata dai pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri e condotta dalla Gdf, che descrivono le condizioni di vita nel centro dove vengono trattenuti stranieri in attesa di espulsione.

Il decreto di sequestro preventivo e impeditivo d’urgenza nei confronti della società Martinina srl (sono indagati i due amministratori, madre e figlio) mercoledì sera ha portato di fatto al sequestro del Cpr già al centro nei giorni scorsi di una ispezione della Gdf. Un provvedimento che ha l’obiettivo di impedire, attraverso la nomina di un amministratore giudiziario, la gestione da parte della società, dopo che a metà novembre era stata prorogata per un anno la convenzione con la Prefettura. "Era un vero e proprio lager – ha spiegato agli inquirenti un ex dipendente – neanche i cani sono trattati così nei canili".

Un’operatrice sanitaria ha spiegato che durante l’estate il sapone a volte non veniva consegnato e così "di fatto le docce non venivano fatte". Gli veniva impedito, inoltre, di "parlare con gli avvocati". Un altro lavoratore ha spiegato che "lo stesso medico coordinatore del servizio sanitario all’interno del Cpr" si rifiutava "di eseguire personalmente e di far eseguire le visite mediche" agli ospiti "appellandoli “animali“". L’infettivologo Nicola Cocco, consulente della Procura di Milano, ha messo nero su bianco che "vi era un uso indiscriminato e costante di psicofarmaci, anche senza necessità terapeutiche". L’associazione Naga lancia un nuovo appello alla Prefettura, chiedendo di "procedere alla chiusura della struttura, unica soluzione possibile".

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