Protesta di parenti degli ospiti davanti al Pio Albergo Trivulzio per chiedere le visite
Protesta di parenti degli ospiti davanti al Pio Albergo Trivulzio per chiedere le visite

Milano, 21 ottobre 2020 - Il Covid è (ri)entrato nelle Rsa. Di nuovo. Così si materializza lo spettro di una primavera-bis che ha lasciato migliaia di morti nei mesi scorsi, anche se rispetto ad allora già si corre ai ripari isolando i positivi o mandandoli negli ospedali a seconda dei casi. Senza contare che le strutture hanno sospeso le visite dei familiari da oltre dieci giorni per eliminare rischi di contagio. Attenzione alta al Pio Albergo Trivulzio, che nel bollettino del 17 ottobre indica chiaramente 7 positivi tra gli ospiti del Nucleo Piatti, quello riservato alle cosiddette Cure intermedie, per la riabilitazione dei pazienti in arrivo dagli ospedali (un reparto che adesso è chiuso ai nuovi ingressi, al momento fino a domenica), più un operatore sanitario e un secondo assente dal servizio. Questo il risultato su 126 tamponi effettuati, di cui 7 positivi, trasferiti subito in ospedale, 117 negativi e due risultati non pervenuti.

«La lezione è stata appresa, i provvedimenti per ridurre il rischio Covid ora sono stati presi, con tutte le difficoltà e criticità che possono succedere. Almeno le grosse Rsa più di quello che hanno fatto non potevano fare. Queste strutture non vanno demonizzate. Anzi, le Rsa dovrebbero essere tutte aiutate, anche dall’esterno, per poter veramente diventare utili agli ospedali che in questo momento hanno difficoltà a prendere malati". È la riflessione del geriatra Luigi Bergamaschini. Il medico del Pio Albergo Trivulzio che l’anno scorso sollevò il problema delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale nei giorni clou dell’emergenza. All’Rsa del Trivulzio su 352 tamponi effettuati 177 sono negativi mentre per 175 il responso non c’è ancora. Intanto i parenti di più strutture temono "focolai di ritorno" come quelli della Rsa Famagosta di via Di Rudinì, dove secondo quanto riferito da alcuni di loro "il virus è in circolazione" mentre la direzione, interpellata, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Porte chiuse già dalla settimana scorsa: i propri cari si vedono solo in videochiamata. "Ma dobbiamo pensare anche alle ripercussioni psicologiche devastanti per i nostri anziani: mia madre, di 73 anni, è molto giù di morale. Possibile che non si possa pensare a un modo per vederci di persona in sicurezza totale?", domanda Mila Verde.

Alla Casa per coniugi e alla Rsa Virgilio Ferrari di Corvetto, "stiamo pensando di ripristinare le visite, che saranno senza ingresso: il parente, che starà in giardino, potrà vedere l’anziano attraverso una vetrata. La voce filtra anche attraverso il vetro. In questo modo evitiamo il distacco", fanno sapere dalla cooperativa Proges, che guida entrambi i poli. "Al momento non abbiamo casi positivi ma abbiamo già predisposto un piano ad hoc per l’eventuale isolamento".

Il Covid, invece, ha infettato alcuni ospiti della casa di riposo Il nuovo focolare in zona Casoretto: nei giorni scorsi era circolata la voce che ci fossero 15 casi positivi e altri 4 sospetti, in attesa dell’esito dei tamponi, la maggior parte asintomatici. "Abbiamo avuto i primi casi positivi in questa seconda ondata, continuiamo a isolarli, insieme ai casi sospetti, seguendo le linee guida di Regione – dichiara il responsabile, Gianluca Mazzoleni –. Abbiamo tamponato tutti i nostri ospiti circoscrivendo la diffusione all’interno della struttura e abbiamo eseguito i tamponi anche sul personale sanitario e di assistenza. Abbiamo ora iniziato un secondo screening". Alcuni dei pazienti "sono stati trasferiti in strutture dedicate mentre in ospedale non sempre è possibile ricoverare". Quanto alla situazione del personale, "è al momento sotto controllo". Nessun caso positivo alle Rsa Baroni di Gratosoglio (con 65 ospiti) e Quarenghi al Gallaratese (con 109 anziani), gestite da Coopselios, così come alla Piccola casa del rifugio di via Antonini, in zona sud.