Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Milano, 27 marzo 2020 -  «Non possiamo entrare da tre settimane. Ovvio che siamo preoccupati per i nostri cari, ricoverati, e che chiediamo notizie quotidianamente. La situazione non è bella, come anche negli ospedali: è straziante non poter vedere i propri familiari anziani. È straziante aggiungere al dolore della morte quello di non poter dare neppure l’ultimo saluto. Di non vedere neppure la salma". La Residenza Anni Azzurri - Polo geriatrico riabilitativo di via San Faustino 27, tra la zona di Lambrate e Ortica, è “blindata” da quasi un mese, da quando sono emersi i primi casi di pazienti positivi. A raccontare le sensazioni, il "come si sta fuori", è il parente di un ricoverato. 

Una situazione comune a migliaia di altre persone a Milano e in Italia, obbligate a stare a distanza dai loro familiari sofferenti e purtroppo anche dai corpi, in caso di morte. Per il rischio altissimo di contagio. "Si sta male per la lontananza. Ma sappiamo che è necessaria, che bisogna seguire delle procedure anche per la nostra stessa salute. Non ci si può avvicinare per la tutela di tutti. Possiamo solo pregare e sperare che il virus non si diffonda oltre, confidando nei professionisti, medici e infermieri. Abbiamo saputo che il numero dei morti nella residenza purtroppo è cresciuto in poco tempo".
Dal terzo piano, i problemi si sono spostati al secondo. Anche il personale, naturalmente, non è immune: molti sono a casa, ammalati o con sintomi sospetti. "Noi parenti cerchiamo di essere collaborativi, però telefoniamo tutti i giorni per avere notizie". Capita anche che più di un familiare, di una stessa persona ricoverata, cerchi i medici.

«Vediamo umanità, questa non manca mai anche nell’emergenza: tanti dottori si attivano come possono, con videochiamate, per far vedere i volti e far sentire la voce a chi è lontano, preoccupato. Anche per i nostri anziani è un bel momento, perché capiscono che siamo loro vicini anche se a distanza".
Ma non tutti, purtroppo, superano il momento di criticità. E la parabola crescente dei decessi è un altro motivo di preoccupazione. "Il peggio è non poter dare l’ultimo saluto".
In base a quanto risulta al Giorno, nelle camere mortuarie è difficile smaltire le salme quotidianamente, "così alcune bare vengono sistemate provvisoriamente nel corridoio a ridosso, nel sotterraneo". Prima ancora, le salme vengono avvolte in lenzuoli igienizzati e adagiate su lettini di ferro. Sopra, viene apposto un foglio con il nome del defunto che poi verrà sistemato nella bara, sempre avvolto nel telo. "In questo caso straordinario, ci è stato spiegato, nessuno viene vestito. L’impresa delle pompe funebri sistema il prima possibile i corpi nelle bare e poi le sigilla, in attesa di portarle via". Con la speranza che il virus nel frattempo non mieta altre vittime.