Milano, scappò con il bimbo: mamma condannata

Nel 2013 una musicista russa tornò in patria con il figlio che l’ex compagno italiano può vedere solo su Skype

un bambino
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Milano - Con calma (molta) è arrivata la condanna in primo grado per sottrazione internazionale di minori. Ma ormai da quasi otto anni lei, musicista russa tornata in patria con il figlio, non fa vedere il bambino al padre italiano se non via Skype una volta l’anno.

Marco (nome di fantasia) ha nove anni compiuti. Vive con la mamma a San Pietroburgo ma papà non è con lui. Sono passati più di sette anni da quando sua madre, una violinista russa con un compagno italiano, una mattina prese con sé il bimbo e se ne tornò in patria senza una parola. Da allora, il padre non l’ha più visto di persona, anche se quasi da subito il tribunale civile gli concesse l’affidamento esclusivo (ormai definitivo) del bimbo, ordinando alla madre di riportarlo in Italia dove del resto è nato. Ma non è cambiato nulla, come non succederà probabilmente nemmeno dopo la sentenza di condanna a un anno e mezzo di reclusione pronunciata un paio di settimane fa da un giudice della nona sezione del tribunale. Ormai da tempo vicende del genere non sono più un’eccezione tra le coppie miste.

Quella capitata ad A.M., 53enne milanese, consulente aziendale, è a suo modo esemplare. Nel 2011 conosce una bella ragazza russa, Anna K., allora 36 anni, in vacanza in Italia. I due si innamorano, lei rimane in Italia e vanno a vivere insieme. Nell’agosto dell’anno dopo nasce Marco, doppio passaporto ma residenza milanese. Ma nel novembre del 2013, quando il piccolo ha poco più di un anno, la mamma una mattina lo prende con sé, corre a Malpensa e si imbarca per San Pietroburgo. Al compagno non disse nulla - ammetterà lei in seguito - non perché tra loro fosse successo qualcosa di irreparabile, ma perché aveva deciso che la sua vita sarebbe stata in Russia con il piccolo ed era sicura che l’uomo si sarebbe opposto al suo progetto.

Da quel giorno Anna non è più tornata in Italia. Da allora Marco non ha più visto il suo papà di persona, chissà cosa pensa di lui ora che è cresciuto. Assistito dall’avvocato Nicola Brigida, M. presentò querela. Il problema è che la Russia non è tra i Paesi firmatari della convenzione dell’Aja in materia di sottrazione di minori, dunque neppure la condanna cambierà le cose. A meno di un accordo politico tra i due governi, che al momento appare lontano.

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