Il bus dato alle fiamme e il dirottatore Ousseynou Sy (Ansa)
Il bus dato alle fiamme e il dirottatore Ousseynou Sy (Ansa)

Milano, 12 giugno 2019 - In un video di 37 minuti che avrebbe dovuto essere caricato su Youtube, rimasto in realtà nei server perché troppo pesante, il senegalese Ousseynou Sy, annuncia la strage che sarebbe avvenuta l’indomani all’aeroporto di Linate. Il video-manifesto, girato con un telefonino, è stato scovato e sequestrato dai Ros e dal carabinieri del nucleo informativo, ma non diffuso per timore di gesti emulativi. 

Due minuti di musica orientale, spiega il capo dell’antiterrorismo Alberto Nobili, e poi il proclama di Sy: «Occorre un gesto forte per risvegliare il panafricanesimo dal torpore, dobbiamo combattere lo sfruttamento dell’Africa che fa il mondo occidentale, dobbiamo combattere la politica che lascia morire gli immigrati in mare, serve un gesto forte, un gesto che tutto il mondo recepisce, un grande falò». Poi cita Nelson Mandela e altri ideologi di un pacifismo che lui però interpreta in maniera distorta, misto a un odio feroce verso tutti. Sy, l’autista che il 20 marzo ha tenuto in ostaggio 50 bambini, due insegnanti e una bidella e poi ha dato fuoco al bus, a San Donato Milanese, voleva in realtà una strage. Voleva quel falò annunciato il giorno prima. E in quel rogo sarebbero bruciati i cinquanta bambini. 

Ne sono convinti gli investigatori: «L’intento del senegalese è confermato dai 10 litri di benzina cosparsi dentro il pullman, dalle catene messe alle porte perché non si aprissero più e alle fascette legate ai polsi dei bambini sullo scuolabus». Una strage evitata solo grazie alla lucidità dei piccoli passeggeri che hanno chiamato i soccorsi e grazie alla prontezza dei carabinieri che hanno fermato la sua folle corsa. Nell’interrogatorio, che si è svolto ieri nel carcere di San Vittore davanti all’aggiunto Alberto Nobili e al pm Luca Poniz, il 47enne, assistito dal legale Richard Ostiante, ha dichiarato che «non era sua intenzione fare del male a nessuno». Una versione non provata dai fatti che raccontano altro e che ha spinto i magistrati a chiedere il processo immediato con l’accusa principale di strage aggravata dalle finalità terroristiche, reato punito con pena fino all’ergastolo. 

Tra le altre accuse contestate a Sy, anche il sequestro di persona aggravato, incendio, resistenza e lesioni ai danni di 17 bambini, non solo per le ferite, ma anche per i traumi fisici da «stress» e psichici da «violenza emotiva». Nessun riferimento più alle voci di bambini in mare, di cui Sy aveva parlato davanti al gip, in sede di convalida dell’arresto.  I pm non gli hanno mai creduto ritenendo che fosse perfettamente capace di intendere e di volere, tanto che nessuna perizia o consulenza è mai stata fatta.