
L’associazione Portami per Mano organizza laboratori nelle mostre milanesi
Per molti bambini autistici o con altre fragilità l’arte può diventare un importante strumento d’integrazione sociale, un mezzo per raccontare se stessi ed esprimere il proprio estro. Ed è con questa finalità che l’associazione milanese Portami per Mano ha organizzato sabato 25 gennaio una visita guidata e un laboratorio creativo a Palazzo Reale per far conoscere ai più piccoli il padre del cubismo, Pablo Picasso. Da settembre lo spazio espositivo ospita una mostra interamente dedicata al pittore spagnolo e per la onlus questa è un’occasione per abbattere i pregiudizi che spesso i bimbi con autismo o con disabilità si trovano a dover affrontare quotidianamente. "La parola d’ordine è inclusività: si tratta di un termine che viene utilizzato di frequente ma che non sempre viene applicato in maniera corretta - spiega Viviana Polimeni, presidente di Portami per Mano - Per molti bambini questo incontro sarà un viaggio nell’arte, un modo per imparare ad amare davvero dipinti e pittori".
Viviana Polimeni, come si svolgerà l’incontro a Palazzo Reale?
"Il percorso s’intitola “Con gli occhi degli altri”: si tratta di un invito ad avere un approccio empatico nei confronti di chi ci circonda. L’incontro, supportato dalla società Ad Artem, durerà circa 120 minuti: un’ora di visita guidata e poi un laboratorio in cui i più piccoli potranno dare libero sfogo alla loro creatività. Questo evento è gratuito per le persone con disabilità e i loro accompagnatori, mentre per i ragazzi non fragili il costo sarà di 7 euro".
Che cosa rende questo incontro inclusivo?
"Durante il laboratorio i ragazzi potranno realizzare un ritratto “in condivisione”: i nasi, le bocche e gli occhi che hanno dipinto verranno mescolati e ognuno potrà pescare le parti del corpo disegnate dai loro compagni. Alla fine avranno creato una piccola opera d’arte con il contributo di chi hanno accanto. Inoltre, questo incontro è aperto anche a giovani che non hanno disabilità: l’inclusione nasce solo quando si coinvolge l’intero tessuto sociale, altrimenti per i bambini con fragilità sarebbe un’ulteriore fonte di marginalizzazione".
Perché avete scelto la mostra “Picasso, lo straniero”?
"Picasso ha affrontato molte sfide nel corso della sua vita, ha fronteggiato periodi di isolamento e momenti in cui non è stato compreso dalle persone che aveva attorno. Tanti bambini con disabilità vivono quotidianamente queste sensazioni e la sua storia può essere d’ispirazione per molti di loro".
Gli eventi a Milano sono davvero inclusivi?
"Di recente all’Arcimboldi un bambino con fragilità è stato allontanato perché durante lo spettacolo emetteva degli urletti (come raccontato su Il Giorno il 27 dicembre scorso, ndr). Queste situazioni non sono una novità, ma continuando su questa strada i bimbi con disabilità e le loro famiglie verranno sempre isolati e la società non li renderà mai parte della loro quotidianità".
Perché l’arte può trasformarsi in un potente mezzo d’inclusione?
"Si tratta di uno strumento comunicativo fondamentale per molti bambini: disegnare diventa un modo per raccontarsi e sprigionare una creatività che aspetta solo di essere stimolata. L’arte non ha limiti, ci prende per mano e ci avvicina tutti".