I finanzieri lodigiani fermano un furgone carico di migranti
I finanzieri lodigiani fermano un furgone carico di migranti

Codogno (Lodi), 3 dicembre 2018 - Ogni giorno decine di migranti irregolari si muovevano sulla ferrovia Milano-Bologna. Senza documenti, con poche centinaia di euro in tasca, partivano in treno da Milano Centrale, Piacenza e Parma per raggiungere Codogno, nel Basso Lodigiano, seguendo le indicazioni della banda composta da dieci persone (8 egiziani e 2 pakistani) che dovevano portarli illegalmente in Francia. Il ritrovo era in via Pertini a Codogno, a pochi metri dal liceo della città e a circa un chilometro dalla stazione ferroviaria. «Noi siamo a Codogno, prendi il treno e vieni qui», dice intercettato al telefono con un ‘cliente’ uno dei dieci passeur, la versione continentale degli scafisti, che mercoledì all’alba sono stati arrestati dalla Finanza di Lodi per associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani.

L’organizzazione aveva scelto la tranquilla provincia lodigiana come quartier generale e punto di partenza per almeno 49 viaggi illegali (tra settembre e novembre 2017) diretti in Francia. L’obiettivo della banda, infatti, era non dare nell’occhio. Per questo aveva scelto la località lodigiana, a mezz’ora di treno da Milano e su una linea ferroviaria facilmente raggiungibile da tutti. L’inchiesta era stata innescata dal fermo, nell’agosto 2017 sulla tangenziale di Lodi, di un egiziano trovato in possesso di carte d’identità, passaporti, buste paga e titoli di viaggio.

Da qui erano partite le indagini della procura di Lodi, passate poi per competenza alla Dda di Milano. L’organizzazione era capace di entrare in contatto, tramite i propri canali, con gli immigrati che intendevano attraversare l’Europa, era anche capace di pianificare e curare i viaggi che si svolgevano in genere lungo il traforo del Monte Bianco per raggiungere la Francia. Dopo avere pagato 4-5mila euro per giungere in Italia via Turchia e Grecia, i migranti solo dopo avere pagato ulteriori 3-400 euro venivano trasportati su grossi van, in genere a sette posti. In base alla nazionalità, la banda criminale, che prevedeva ‘sconti’ per chi viaggiava con le famiglie e i figli minori, chiedeva un tariffario diverso. «La cosa più importante per noi farvi arrivare sani e salvi a destinazione... Noi dagli egiziani prendiamo 350... mentre dai pakistani prendiamo 400... La cosa più importante farvi arrivare sani e salvi», emerge in un’intercettazione tra Yasser El Sharkawi, egiziano di 43 anni, residente a Pizzighettone (Cremona) e un clandestino. Se i migranti non pagavano venivano chiusi in auto e gli venivano requisiti documenti e cellulare. «Nessuno scende dalla macchina finché non paga», è l’ordine che gli investigatori ascoltano mentre intercettano il gruppo. «Prendi il suo passaporto e gli dici dammi i soldi ti do il passaporto... Non deve nemmeno scendere dalla macchina... Non siete dei bambini voi!!!», dice Salah Ghanem, 43 anni, egiziano residente a Soresina (Cremona), a uno degli autisti arrivato dopo 8 ore di viaggio a Evry, alle porte di Parigi.