La bimba era ospitata  al centro profughi Rocca Barra di San Colombano dal 2016
La bimba era ospitata al centro profughi Rocca Barra di San Colombano dal 2016

San Colombano (Lodi), 12 maggio 2019 - Una bambina del centro profughi si allontana con la zia per un matrimonio ma non rientra, si indaga per sottrazione di minore. Il giallo ha interessato il centro profughi Rocca Barra di San Colombano, in via Steffenini, dove la bambina, di 11 anni, della Sierra Leone, era arrivata a ottobre 2016. Mamma e papà sono morti nella traversata del Mediterraneo e il giudice del tribunale di Lodi aveva affidato la ragazzina alla tutela del vicesindaco Battista Bianchi. In Italia la 11enne è sempre stata affidata alle cure di una 23enne, che sarebbe la zia e con la quale, appunto, la 11enne si è allontanata per un matrimonio in Emilia senza però più tornare. La 23enne ha presto smesso di rispondere anche al cellulare finendo nei guai. E questo sta destando preoccupazione. La bimba infatti era ormai integrata e, con la sua dolcezza e il sorriso, dopo tanto dolore, aveva trovato affetto e aveva saputo farsi voler bene.

Oggi a Lodi di lei resta solo un fascicolo per sottrazione di minore e le ricerche proseguono anche all’estero. Non risultano indagati né Bianchi, né gli addetti del centro profughi banino. «Il giudice ha affidato a me la tutela, non conosco il motivo per cui un minore non accompagnato non è stato destinato a una comunità - spiega Bianchi -. Io ho scritto al centro che, in qualità di tutore, stabilivo che la 11enne avrebbe potuto uscire solo dietro autorizzazione del responsabile e con un loro responsabile. Poi l’hanno mandata a un matrimonio a Pasqua ed è sparita, così quel giorno festivo ho sporto denuncia ai carabinieri». La 11enne scomparsa è iscritta alla classe quarta della scuola primaria dove tutti vorrebbero sapere dove si trova per poterle telefonare, scrivere e sognano, un giorno, di poterla riabbracciare. «Io e questa alunna siamo molto legate, un affetto sincero, al di là della mia professione - spiega la maestra di italiano Marilena Vitale -. Ha grandi potenzialità e soprattutto ha avuto molto coraggio: quando la piccola ha saputo che a breve mi trasferirò e non sarò più la sua insegnante, mi ha persino chiesto di portarla con lei. Le ho risposto che purtroppo non avrei potuto, ma continuo a desiderare possa vivere la sua infanzia il più serenamente possibile, a San Colombano o altrove, cercando di superare il suo vissuto. Un passato molto doloroso che lei stessa, appena arrivata, quando ancora non conosceva una parola di italiano, mi ha raccontato in inglese. Drammatici eventi pregressi che sono poi emersi, strada facendo, nei lavori in classe». «Mi riferisco all’aver vissuto in campi di concentramento in Libia, all’aver visto annegare i genitori nel Mediterraneo durante la traversata e alla sua consapevolezza, benché non abbia respirato per alcuni attimi, di essere stata spinta a galla dalla madre che è riuscita a salvarla. Qualcosa che la ragazzina ha richiamato in un profondo disegno che mostra Gesù intento a camminare sulle acque e la testa di una bambina che riemerge».