Una delle bare portate in chiesa
Una delle bare portate in chiesa

Codogno (Lodi), 25 marzo 2020 - La Chiesa del Cristo di via Garibaldi trasformata in obitorio. Ieri pomeriggio la navata centrale del piccolo tempio del 1600 era già stata approntata e pronta per accogliere le prime bare che non ci stanno più nelle case di cura, negli ospedali e nella camera mortuaria del cimitero cittadino. Era previsto l’arrivo dei primi feretri dopo che l’amministrazione comunale, Ats e la parrocchia avevano concordato la messa a punto degli ambienti interni: via le panche e le sedie e spazio all’arrivo dei defunti che non riescono a trovare posto da altre parti e che, nei prossimi giorni, saranno tumulati nel cimitero. Il personale delle agenzie funebri passerà da una porta laterale, mentre il feretro sarà trasferito all’interno attraverso il portone centrale. Una volta sistemato davanti all’altare, però, la chiesa verrà chiusa subito dopo: non potranno infatti essere concessa ai parenti la possibilità di andare a far visita alle salme. Gli spazi interni potranno ospitare fino a trenta feretri, numero che nessuno spera di poter mai raggiungere.

«È una cosa che non avrei mai immaginato di fare – dichiara il sindaco Francesco Passerini –, ma purtroppo non avevamo alternative. Resta il fatto che, almeno, i feretri avranno un luogo dignitoso e sacro. Abbiamo pensato anche di allestire la navata con qualche fiore per rendere loro omaggio. Mai avrei permesso fossero collocati in qualche magazzino". La memoria collettiva dei codognesi, in questo frangente, ha un sussulto e, guardando al passato, ricorda che anche nei giorni seguenti il 9 dicembre del 1957, quando il treno rapido Milano-Roma si schiantò all’altezza della stazione ferroviaria, causando quindici morti, le bare dei defunti della tragedia ferroviaria furono accolte nella chiesa del Cristo e furono omaggiate dall’allora ministro dei trasporti. "Chi mai avrebbe pensato che si arrivasse al divieto di celebrazioni - ha sottolineato il parroco Don Iginio Passerini –. Sembra un altro mondo e facciamo fatica ad adattarci. L’epidemia ha letteralmente sconvolto i nostri ritmi di vita".