La banda era stata fermata dai carabinieri
La banda era stata fermata dai carabinieri

Casalpusterlengo (Lodi), 8 novembre 2018 - Due patteggiamenti e una condanna a due anni di reclusione e una assoluzione: così si è chiuso il processo per i 915 chili di marijuana trovati sulla spiaggia di Porto Recanati la mattina del 29 giugno. Accusati di traffico di stupefacenti erano gli albanesi Renato Koci ed Elton Gjegja, residenti a Casalpusterlengo, Petrit Frroku, residente a Fano, e Klodjan Hoxha, residente in provincia di Roma.

Tuttto era partito da un controllo alle 6.30 della mattina. I carabinieri di Porto Recanati notarono il cancello aperto all’inizio della pineta. Arenato sulla spiaggia c’era un motoscafo da altura. Lì vicino abbandonati c’erano una trentina di imballi, 28 taniche piene di benzina, alcuni indumenti e altri quattro imballi, più lontani, nascosti in pineta. Dentro agli imballi, oltre 900 chili di marijuana. La banda quella notte – scelta perché il mare era burrascoso e c’erano meno controlli – aveva aspettato i complici in spiaggia, tenendo pronta la scorta di benzina con cui loro avrebbero riattraversato l’Adriatico. Ma c’era stato un guasto. E mentre il gruppo cercava di nascondere gli imballi, erano arrivati i carabinieri.

Per individuare i responsabili, i militari di Porto Recanati e Civitanova, con il Reparto operativo di Macerata, avevano lavorato sulle taniche di benzina: con i codici erano arrivati alla ditta produttrice, al negozio di Senigallia che le aveva vendute e ai giorni in cui erano state vendute. Il negozio aveva un sistema di videosorveglianza, grazie al quale era stato possibile capire chi avesse comprato le taniche. A quel punto, il carabiniere mago dei telefoni del Nucleo investigativo di Macerata aveva rintracciato contatti e ricostruito i movimenti della banda: dai sopralluoghi alla fuga all’arrivo della pattuglia.

Per i quattro ieri mattina si è tenuta l’udienza preliminare a Macerata. Koci e Frroku, difesi dagli avvocati Franco Coli e Domenico Liso, hanno chiesto di patteggiare e hanno concordato con il pm Claudio Rastrelli la pena a due anni di reclusione, con la sospensione condizionale. Per Gjegja, l’avvocato Carlalberto Pirro ha chiesto l’abbreviato, spiegando che l’uomo, che lavora regolarmente a Lodi, quel mese era in vacanza, e non era stato ripreso nel negozio a comprare le taniche. Il pm Rastrelli per lui ha chiesto la condanna a due anni e otto mesi, il giudice Francesca Vecchiarino ha inflitto due anni senza condizionale. Infine per Hoxha l’avvocato Giorgia Pavoni ha fatto presente che l’albanese vive da 10 anni a Formello, lavora e a suo carico c’era una sola telefonata con un altro imputato; il pm aveva chiesto la condanna anche per lui, ma il giudice lo ha assolto.