Giuseppe Morgante, 31 anni, è stato sfregiato con l’acido dalla sua ex
Giuseppe Morgante, 31 anni, è stato sfregiato con l’acido dalla sua ex

Legnano (Milano), 18 ottobre 2020 - "Non so cosa ne sarà della vita della donna che ha cambiato per sempre la mia, costringendomi a guardare allo specchio un’immagine che non riconosco e che dovrò ricostruire prima dentro di me che con le operazioni chirurgiche, ma leggo nella sua decisione di non presentare ricorso in Appello per lo meno il gesto di chi, finalmente, ha capito quanto gravemente ha sbagliato". Sono le parole, nero su bianco, di Giuseppe Morgante, il 31 enne di Legnano che lo scorso anno è stato aggredito e sfregiato con l’acido da Sara Del Mastro, una 40enne sua concittadina che, dopo l’interruzione della loro breve relazione lo ha stalkerizzato per mesi prima di arrivare a un gesto così estremo. La lettera di Morgante arriva dopo la decisione della donna di non ricorrere in Appello per ottenere una revisione della sentenza in abbreviato che la ha condannata a sette anni e dieci mesi di reclusione, per sottolineare che, per lui, la responsabilità di quanto gli è accaduto non è solo della donna, ma anche della giustizia.

Secondo Morgante "sono migliaia le donne invisibili che troppo spesso si trasformano in vittime di femminicidio, e quando accade ad un uomo, questi forse lo è ancora di più perché con la stessa superficialità si presume che possa difendersi, che una donna non possa nuocere alla sua vita". E per il 30enne legnanese "chi non sa gestire se stesso e i propri sentimenti, chi ragiona pensando che la persona che ha deciso di avere accanto a tutti i costi sia una sua proprietà, deve essere fermato prima che possa rovinare delle vite", crede che la responsabilità delle sue fatiche, delle sue difficoltà e "delle future e continue operazioni a cui dovrò sottopormi per tornare a sentirmi me stesso, siano condivise tra Sara Del Mastro e dalla giustizia che non ha impedito che i mesi di persecuzioni si trasformassero in una mano armata di acido".

Morgante spiega di augurarsi che "lo Stato faccia in modo che almeno oggi io possa recuperare la mia identità garantendo un risarcimento certo, perché nemmeno questo è garantito alle vittime, troppo spesso". Per supportare la causa di Morgante, il suo avvocato Domenico Musicco e la sua associazione Avisl Onlus intraprenderanno una battaglia perché venga creato un fondo per le vittime di reati violenti, capace di intervenire nei risarcimenti quando il colpevole non sia in condizione di farlo o addirittura non venga rintracciato, come accade per le vittime della strada e della mafia. "È una battaglia di civiltà che partirà già nei prossimi giorni, con i primi contatti con le istituzioni e i politici di ogni schieramento", ha concluso Giuseppe, "oltre a garantire che Del Mastro e persone come lei possano, scontata la pena, recuperare e forse essere in grado di rientrare nella società, il dovere di uno Stato giusto è infatti quello di garantire primariamente che i diritti e le necessità di chi non ha protetto siano soddisfatti, altrimenti credere in questo Paese non ha senso".