Cerimonia alla Franco Tosi: "Fermiamo tutte le guerre"

La commemorazione degli operai finiti nei campi di concentramento. A fianco del sindaco di Legnano Radice studenti e rappresentanti sindacali .

Cerimonia alla Franco Tosi: "Fermiamo tutte le guerre"
Cerimonia alla Franco Tosi: "Fermiamo tutte le guerre"

C’è stato il tema della guerra, anzi delle guerre (quella in Ucraina quasi passata in secondo piano, quelle da sempre dimenticate e il disastro della Palestina); c’è stato il tema del rigurgito fascista con le polemiche che la punibilità o meno del saluto fascista ha innescato in questi giorni, ma è innegabile che l’ottantesimo anniversario della deportazione degli operai Franco Tosi nei campi di concentramento ha avuto al centro un tema dominante, soprattutto grazie all’intervento di Pierluigi Bersani, ieri ospite d’onore nella Sala Montaggio della Franco Tosi: il tema del lavoro. Per rinnovare il ricordo degli eventi del gennaio 1944 si sono succeduti ieri mattina nell’enorme capannone della Franco Tosi gli interventi delle Rsu, quello del sindaco Lorenzo Radice, quelli dei ragazzi delle scuole legnanesi e, infine, quello di Bersani, presidente dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza. Sul lavoro: "L’Italia è una repubblica democratica, virgola, fondata sul lavoro. Come hanno fatto a trattenersi dal mettere un punto dopo democratica i padri fondatori della Costituzione? - ha detto Bersani - È stata la necessità di legare il termine "democrazia", allora sconosciuto, a qualcosa che riguarda la vita di tutti e di tutti i giorni, il lavoro. Come dire che queste due cose nuove avrebbero dato una vita migliore. Per questo difendere i valori costituzionali scindendoli dal tema sociale è un errore: difendere la costituzione significa guardare seriamente a quello che sta succedendo nella società e, in tutti i nuovi scenari, dobbiamo ridare soggettività al lavoro: dobbiamo dare forza e soggettività anche con una nuova legislazione, perché senza diventa davvero difficile". Sulle guerre: "Basta dire “Mai più” di fronte alle atrocità del passato? Io sconsiglio di prenderla così, è consolatorio. Ci vuole il coraggio di una valutazione realistica: l’aggressività, la volontà di prevaricazione purtroppo sono inestinguibili e progresso o storia non risolvono da sole questa situazione. Il compito della politica e di tutte le agenzie educative, dalla famiglia alla scuola, all’arte e alla comunicazione, è tenere a bada questa bestia, tutti i giorni e rendere l’uomo più umano, più capace di vivere in pace con gli altri, simili o diversi".