La protesta dei lavoratori Abb
La protesta dei lavoratori Abb

Vittuone (Milano), 2 febbraio 2019 - Slogan, fischietti, bandiere rosse, la parola «lotta» urlata a squarciagola assieme ad un’altra parola simbolo, «lavoro». Non accadeva da anni di vedere un corteo di lavoratori manifestare per le vie del paese. Di un paese, Vittuone, che negli anni Ottanta era sede di numerose grosse aziende, che davano lavoro a migliaia di persone, e che di manifestazioni del genere ne ha viste parecchie in passato.

Un paese che ora rischia di perdere anche quel poco che è rimasto. Per questo ieri i lavoratori della Abb hanno manifestato per le vie del paese, nonostante la neve e il freddo di questa mattinata d’inverno, arrivando in Municipio dove hanno avuto un incontro col sindaco. «Le amministrazioni devono essere al nostro fianco. Aspettiamo la convocazione in Regione» ha sottolineato Antonio Del Duca della Fiom. All’incontro era presente Vittorio Sarti del coordinamento regionale che segue le fabbriche Abb (ieri tutte in sciopero per 4 ore). «Lo storico stabilimento di Vittuone dell’Abb ha già subito numerose ristrutturazioni, perdendo un migliaio di posti di lavoro – ha detto -. Oggi portiamo le nostre istanze in Comune, domani in Regione e poi al Ministero. Ma queste non devono essere delle gite. Devono essere tappe importanti per portare Abb al confronto, ma non con il management italiano, perché non conta nulla nelle decisioni che vengono prese a Zurigo, ce l’hanno detto loro stessi». «Questa è una azienda che ha lavoro, che ha futuro. Deportano la nostra produzione perché i fondi che gestiscono le multinazionali vogliono solo guadagnare, La Regione Lombardia, che ha già perso molte sue realtà industriali, e lo Stato non possono permettere questo ulteriore furto».

«Noi vogliamo lavorare. Se non faremo più i motori Abb ci deve dare altro da fare oppure favorire l’arrivo di aziende nei capannoni vuoti per rioccupare questi lavoratori oggi dati in esubero» ha ribadito Del Duca. Con i 123 esuberi dichiarati alla Abb, per la chiusura di un reparto, viene inferta una picconata a questa importante presenza industriale e, portandone via la parte produttiva, si mette a rischio anche la permanenza di altri reparti. «A noi della Abb Service, una cinquantina di persone, molte delle quali sempre in giro per l’assistenza ai clienti, si continua a dire che non avremo problemi. Ma può una realtà così piccola restare in una fabbrica così grande? Ne dubitiamo, nonostante le loro rassicurazioni» osserva Vincenzo Malvaso. «È chiaro il disegno di Abb, che è quello di dismettere, poco alla volta, la sua presenza nel nostro Paese. Se ne vanno senza pagare i costi sociali alle centinaia di persone che restano senza lavoro» è il commento di Barbara Rovida, dell’Rsu. «E’ triste vedere questo continuo declino per una fabbrica che ha oltre 50 anni di vita. Cosa resta delle nostre professionalità? Dobbiamo finire anche noi nel magazzino di un centro commerciale?» ha osservato Stefano Parolini.