Alice Brignoli (foto Newpress)
Alice Brignoli (foto Newpress)

Bulciago (Lecco), 9 ottobre 2019 - Mamma Isis è viva e lo sono anche i suoi tre figli, anzi quattro, perché nel frattempo è diventata madre un’altra volta. Alice Brignoli, 42 anni, che nel febbraio 2015 è partita da Bulciago, nel Lecchese, per unirsi ai miliziani del Callifato nero, si trova in un campo profughi a nord della Siria, sul confine con la Turchia, gestito dagli operatori della Mezzaluna rossa. Insieme a lei ci sono i figli S’Ad che adesso ha 7 anni, Ossama che ne ha 9 e Ismail di 11, che ha trascinato con sé nell’inferno dello Stato islamico per trasformarli in baby foreign fighter. Con loro ci sarebbe anche un quarto bimbo, molto piccolo, di cui non si conosce il padre. Del marito di origini marocchine, all’epoca di 31 anni, Mohamed Koraichi si è invece persa ogni traccia, sebbene gli 007 dell’antiterrorismo siano convinti sia morto in combattimento oppure sotto le bombe di qualche raid aereo. «Per favore aiutatemi, riportatemi a casa mia, voglio tornare in Italia con i miei bambini», ha scritto la madre di famiglia in un disperato e accorato appello affidato ai volontari di una organizzazione non governativa italiana impegnati nel campo profughi dove è confinata insieme a migliaia di altre vedove di Daesh come lei e “leoncini dell’Isis” come i suoi figli. Sono stati proprio i cooperanti della Ong a cui ha raccontato la sua storia e rivelato la sua identità ad avvisare poi la madre di lei, Fabienne Schirru, che abita a Inverigo, sempre nel Lecchese, la prima che ha denunciato la sparizione di figlia, genero e nipoti poche settimane dopo la loro fuga e messo in guardia sulla loro possibile radicalizzazione, specie dopo il sanguinoso attentato nella redazione di Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015.

Del delicato caso si stanno occupando sia un legale di fiducia, sia i funzionari della Farnesina, oltre che gli agenti dell’intelligence del Viminale. La questione non appare di facile risoluzione: intanto occorre che la brianzola e i figli vengano identificati con certezza, poiché qualcuno potrebbe spacciarsi per loro solo per arrivare in Italia. Inoltre la donna è una ricercata su cui pende un mandato di cattura internazionale: non appena dovesse rientrare in patria verrebbe arrestata. C’è poi la questione della sicurezza nazionale: si tratta pur sempre di una reduce dell’Isis, di una “returnee” (se dovesse effettivamente rientrare in Italia) e la sua semplice presenza potrebbe spingere altri integralisti islamici a costituire nuove cellule terroristiche. «Occorre fare in fretta, il tempo sta per scadere», avvertono tuttavia i mediatori che stanno esercitando pressioni per portare al sicuro il più in fretta possibile la madre e i quattro figli che sono comunque cittadini italiani. I turchi infatti sono pronti all’offensiva contro i curdi e potrebbero andarci di mezzo i sopravvissuti del Califfato, ammassati in quelle che sono vere e proprie prigioni a cielo aperto. In una di queste si trova anche Alvin, strappato al padre e alla sue sorelle con cui abitava a Barzago nel dicembre 2014, quando aveva appena 6 anni: anche lui, sebbene ferito alla testa, è sopravvissuto come S’Ad, Ossama e Ismail, mentre Valbona Berisha, un’altra mamma Isis, che l’ha portato in quel girone dantesco, non è stata altrettanto fortunata.