Il pacemaker
Il pacemaker

Lecco, 26 maggio 2016 – All'ospedale Alessandro Manzoni di Lecco è stato impiantato il pacemaker più piccolo al mondo. L'intervento è stato un successo. Il nuovissimo dispositivo è stato applicato dagli operatori dell'équipe di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione del nosocomio lecchese a un paziente di 83 anni con una bradiaritmia spiccata.
«Siamo davvero felici – spiega Antonio Pani, cardiologo che ha realizzato con successo la particolareprocedura – di affermare che il primo impianto con questo peculiare sistema di stimolazione cardiaca, eseguita con il rivoluzionario sistema di cardiocapsula si sia concluso con successo e che il paziente, oggi, si trovi in ottime condizioni. Grazie a questo intervento potrà tornare ad avere una normale frequenza cardiaca e non sarà più soggetto ad affanni durante gli sforzi fisici». Il nuovo sistema è poco più grande di una pillola e un decimo della grandezza di un pacemaker convenzionale, è una vera e propria cardiocapsula: misura poco più di 2 centimetri, per 2 grammi di peso, e ha una durata media di dodici anni.
«Il pacemaker più piccolo al mondo viene predisposto direttamente nella cavità cardiaca attraverso la vena femorale e non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione.

Una volta posizionato, e ancorato al cuore attraverso piccoli ganci appositamente progettati, il sistema emette impulsi elettrici in grado di regolarizzare il battito cardiaco attraverso un elettrodo posto sul dispositivo» puntualizza Pani. Grazie a questa piccola, ma importante, cardiocapsula sono state superate una serie di problematiche legate al normale pacemaker monocamerale. A differenza delle tradizionali procedure, infatti, quella dell’ultimissimo sistema, in virtù delle sue dimensioni estremamente ridotte e della tipologia di ancoraggio all’interno del cuore, non necessita di alcun filo o elettrocatetere di connessione. Inoltre, non richiede incisioni nel torace né la creazione di una tasca in sede sottocutanea, eliminando così il rischio di potenziali complicanze, soprattutto infettive, legate alla procedura tradizionale.

«Non si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio – chiarisce il cardiologo – si procede pungendo la vena femorale e si risale con un dispositivo che libera il piccolo pacemaker orientandolo nel ventricolo, cercando la posizione più adatta, e rilasciandolo poi nel sito dell’ancoraggio. Questa procedura non provoca cicatrici, ma solo una piccola incisione all’inguine. Inoltre, grazie alle dimensioni ridotte e all’assenza di elettrocateteri, il dispositivo risulta invisibile sul corpo del paziente». Per questo nuovo dispositivo, come per ogni altro pacemaker, il paziente dovrà sottoporsi a controlli postoperatori tuttavia «razie alla sua tecnologia wireless, a breve sarà disponibile un servizio di monitoraggio a domicilio con un dispositivo Gsm che tutte le notti, o in un determinato momento della giornata, interrogherà il pacemaker inviando una mail o un sms allo specialista in caso di malfunzionamento.