Lecco, 12 luglio 2018 - Tanti interrogativi e due sole certezze: un bimbo venuto alla luce e la sua mamma che invece ancora lotta in un letto del Reparto di Neurorianimazione dell’ospedale di Lecco. Lì è ricoverata da venerdì scorso, il giorno in cui era giunta al Pronto soccorso in condizioni critiche: il parto d’urgenza per salvare il piccolo e successivamente un altro delicato intervento di neurochirurgia per tentare di ridurre l’emorragia cerebrale evidenziata dalla Tac. Perchè a quell’esame non era stata sottoposta nei due accessi precedenti, quando la giovane in stato interessante si era presentata al Pronto soccorso ginecologico a distanza di pochi giorni (il 23 giugno e il 26 giugno precedenti) lamentando forti mal di testa?

Domande che in questi giorni si rincorrono in città perchè la vicenda, con tutto il suo carico di tragicità, non può lasciare indifferenti. Sui social piovono le accuse - più o meno velate - contro chi avrebbe dovuto accorgersi prima che qualcosa in quella donna in dolce attesa non andava. Dita accusatrici, le stesse che dalla tastiera esprimono giudizi tranchant, che spesso dimenticano però l’esistenza di procedure consolidate - come quelle che, ad esempio, impongono di evitare esami troppo invasivi per le donne in stato interessante - e professionisti allenati a gestire emergenze di ogni tipo. Da parte sua, la direzione dell’ospedale da ieri si è trincerata dietro il più ristretto riserbo ma nel frattempo è già stata avviata un’indagine interna nel tentativo di capire se quanto accaduto poteva essere evitato. Domande che attendono risposte mentre la giovane mamma continua la sua lotta personale dopo aver regalato la vita al suo piccolo. E sui social, insieme alle accuse, sono in tanti a chiedere di pregare per lei.