Il crollo del ponte di Annone
Il crollo del ponte di Annone

Lecco, 22 settembre 2020 -  Sul crollo del ponte di Annone Brianza anche nell’aula del tribunale di Lecco c’è stato un rimpallo di responsabilità tra Provincia di Lecco e compartimento Anas Lombardia. Nell’udienza di ieri sono state ricostruite le ore che hanno preceduto il crollo del ponte, che ha provocato il decesso di Claudio Bertini e il ferimento di altre sei persone che stavano transitando alle 17.20 del 28 ottobre 2016.

Ieri - nell’udienza sul crollo del ponte che vede quattro imputati, Angelo Valsecchi e Andrea Sesana, rispettivamente dirigente e funzionario della Provincia di Lecco, Giovanni Salvatore, responsabile Anas per la statale 36, e Silvia Garbelli, funzionaria della Provincia di Bergamo, accusati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali - sono stati sentiti i testi dell’accusa, condotta in aula dal pm Andrea Figoni.

Davanti al giudice monocratico Enrico Manzi hanno deposto cinque testi che hanno ricostruito i fatti, in particolare il passaggio di mezzi pesanti sul cavalcavia di Annone Brianza, lungo la Provinciale 49, classificato come ponte di seconda categoria.

Nelle conclusioni dell’indagine, la Procura spiega che c’è stato "un uso improprio del cavalcavia con carichi prossimi alla sua capacità massima, determinandone un’usura della struttura stessa e delle armature". Inoltre è stata contestata la mancanza di cartellonistica sul limite di portata di 44 tonnellate.
Ieri i due agenti della polizia stradale, intervenuti quel pomeriggio, hanno raccontato quanto accaduto, fin dal primo distacco di calcinacci alle 13.45. Sul posto erano presenti anche i cantonieri della Provincia di Lecco, Renato Locatelli e Salvatore Floresta, e dell’Anas, Sauta Tindaro. I tre cantonieri hanno raccontato che sono rimasti in zona per tutto il pomeriggio, in attesa di un documento formale per chiudere il cavalcavia.

La cronistoria: Suata Tindaro (Anas), Renato Locatelli e Salvatore Florenza (Provincia di Lecco) hanno ribadito che hanno richiesto un atto formale ai dirigenti della Provincia per la chiusura. Tutti - almeno nella ricostruzione di ieri in tribunale - erano d’accordo, ma per procedere occorreva un documento scritto, mai arrivato. Il giudice Enrico Manzi ha voluto chiarire alcuni aspetti. Nella prossima udienza saranno sentite le parti lese.