FUMATA GRIGIA. L’attesa proroga del Superbonus al 2023 è stata solo annunciata. Per ora non cambia nulla, le scadenze della misura restano al 31 dicembre 2022 per i condomini ("a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato entro il 30 giugno precedente") e al 30 giugno 2023 per le case popolari ("a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato la fine del 2022"). La proroga, dunque, non rientra nel Recovery Plan, ma il presidente Draghi ha garantito che sarà finanziata con Legge di Bilancio 2022. La scelta di confermare la proroga e di posticipare con la finanziaria porta ad alcuni effetti operativi...

FUMATA GRIGIA. L’attesa proroga del Superbonus al 2023 è stata solo annunciata. Per ora non cambia nulla, le scadenze della misura restano al 31 dicembre 2022 per i condomini ("a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato entro il 30 giugno precedente") e al 30 giugno 2023 per le case popolari ("a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato la fine del 2022"). La proroga, dunque, non rientra nel Recovery Plan, ma il presidente Draghi ha garantito che sarà finanziata con Legge di Bilancio 2022. La scelta di confermare la proroga e di posticipare con la finanziaria porta ad alcuni effetti operativi sui quali si possono suggerire alcune proposte.

La prima potremmo chiamarla ‘Sblocca contratti’. Alcune imprese avevano già deciso di rinunciare a questa straordinaria opportunità per complessità della procedura e rischi durante il percorso. Soprattutto alle condizioni date, molte altre imprese già operative nel Superbonus non sono nelle condizioni di impegnarsi contrattualmente in interventi condominiali senza la certezza normativa della proroga al 2023. Senza un deciso intervento governativo sullo snellimento delle procedure e una tempestiva formalità sulla proroga della misura, difficilmente potremo aspettarci un auspicato balzo dei cantieri dagli esigui 10 mila interventi in corso su un potenziale di 10,5 milioni di famiglie in cerca di Superbonus.

La seconda riguarda l’esigenza di inserire un simil ‘Isee di condominio’ per correggere alcune distorsioni di mercato create dalla misura. Le evidenze mostrano come la più grande misura espansiva del secolo in Italia rischia di diventare la misura più iniqua e regressiva. Da un lato, privilegerà i territori maggiormente organizzati nella gestione di processi complessi sotto il profilo tecnico, finanziario ed amministrativo richiesti dalla normativa. Dall’altro lato, escluderà le famiglie meno equipaggiate a valutare e selezionare i soggetti più affidabili. Le evidenze mostrano, infatti, che gli incentivi fiscali sulle riqualificazioni vengono utilizzati soprattutto dalle famiglie più benestanti e l’esperienza di mercato insegna che gli operatori non hanno particolari motivi per aggredire i condomini più difficili e in periferia.

La terza individua la necessità di un ‘Controlla prezzi’. È già successo con l’ingresso dell’euro: se ci fosse stato un organismo di controllo, non si sarebbero verificati dei rincari ingiustificati. Oppure con il fotovoltaico: la tardiva definizione di una politica incentivante coerente con lo sviluppo del mercato ha consentito speculazioni non controllate. Così nel Superbonus, solo dopo qualche mese, registriamo sul mercato un aumento smisurato dei costi delle materie prime del settore edile (cappotti e ponteggi per fare un esempio su tutti). Molte imprese stanno riscontrando difficoltà nel realizzare i margini attesi e moltissime famiglie rischiano di pagarne il conto finale. Siamo nel tempo della responsabilità di far arrivare a tutti l’ultima possibilità di intervenire sulla propria abitazione, migliorandone la sicurezza, il costo energetico, il comfort e il valore, anche richiederà un tempo più lungo del 2023.

* Economista - Responsabile sviluppo di Nomisma