Milano, 25 febbraio 2021 - La sterzata imposta alla campagna antiCovid dalle varianti significa vaccinazione anticipata per più di trentamila lombardi, soprattutto tra i 60 e i 79 anni e residenti nel "cordone sanitario" di 23 comuni lungo il confine Sud tra la Bergamasca e la provincia di Brescia, dove i contagi ieri son balzati a 901 in ventiquattr’ore e gli ospedali già sotto pressione sono saliti al livello 4a di terapie intensive Covid aperte (su una scala che arriva a 4c, il livello di aprile 2020 con 1.500 ricoverati in rianimazione in Lombardia), mentre il resto della rete si assestava al livello 3 anche per accogliere pazienti dal Bresciano.

Il bazooka vaccinale sarà dunque puntato a costruire quella che il coordinatore Guido Bertolaso chiama "diga": per 15 comuni della Bergamasca (Adrara San Martino, Castelli Calepio, Credaro, Gandosso, Predore, Sarnico, Viadanica, Villongo, in arancione rafforzato come l’intera provincia di Brescia, e i limitrofi Calcio, Cividate al Piano, Palosco, Pumenengo, Tavernola Bergamasca, Telgate, Torre Pallavicina) e otto del Bresciano (Roccafranca, Rudiano, Urago d’Oglio, Pontoglio, Palazzolo sull’Oglio, Capriolo, Paratico e Iseo) tra oggi e domani partono vaccinazioni di massa in quattro grandi strutture (a Chiuduno e Antegnate, Iseo e Chiari), con 18 linee per provincia e una capacità tra quattro e cinquemila iniezioni complessive al giorno, che in una settimana dovrebbero coprire con la prima dose (di Pfizer, Moderna o AstraZeneca in base alla salute o all’età) tutti gli over 80 e poi anche i 60-79enni del territorio. La stessa accelerazione sarà estesa a Soncino (nel Cremonese e pure in arancione rafforzato) per circa 2.500 over 60 (inclusi gli ultraottantenni), e anche nei tre comuni in fascia rossa prorogata fino al 3 marzo (Castrezzato è tornato all’arancione base del Bresciano), ma modulata in base alle necessità: a Mede (Pavia) domani si chiude con gli over 80 e poi tocca ad altri 2.700 ultracinquantenni; a Bollate, esauriti gli ultraottantenni (2.800), si passerà agli insegnanti dato che il contagio è partito nelle scuole; a Viggiù, nel Varesotto-quasi-Svizzera, il vaccino sarà offerto a tutti i maggiorenni tra i 5.300 abitanti a elevata concentrazione di frontalieri, sempre a scendere dai più anziani.

Nel resto della Lombardia le vaccinazioni continuano ma "probabilmente dovremo rallentare la fase 1-bis", osserva Bertolaso, perché il bazooka ha poche munizioni e incerte: un milione 31.621 dosi previste in arrivo a marzo tra 573.300 di Pfizer, 137.600 di Moderna e 320.721 di AstraZeneca dopo l’ultimo taglio. Il governatore Attilio Fontana chiederà al Governo più vaccini e spera nella produzione domestica; la vice Letizia Moratti ha portato alle autorità nazionali la richiesta di rinviare a sei mesi la vaccinazione o la seconda dose per i guariti dal Covid e preme per l’allungamento dei tempi dei richiami anche di Pfizer e Moderna (AstraZeneca è già stato portato fino a 12 settimane), in base alle esperienze della Scozia e di Israele.

Coprire tutti i lombardi vaccinabili entro giugno, "compatibilmente con la disponibilità di dosi", è ancora l’obiettivo del piano vaccinale della Regione, che ieri in Giunta ha approvato la prima delibera che sancisce il passaggio dalla fase della pianificazione, affidata al consulente Giacomo Lucchini con la Dg Welfare, a quella esecutiva gestita da Bertolaso. La campagna costerà 214 milioni di euro: 96 per remunerare le vaccinazioni, cui parteciperanno anche i privati accreditati; 66,5 per il personale, 15 per i costi a carico di Ats e Asst, 18,5 per i sistemi informatici e altri 18 per l’allestimento dei punti vaccinali in "strutture esistenti", sia grandi che più “di prossimità”, delle quali si sta concludendo la ricognizione.