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25 lug 2022
giulia bonezzi nicola palma
Cronaca
25 lug 2022

Centrale, pusher e ladri: c’è un angolo per tutti. La geografia della disperazione

Borseggiatrici dentro e spacciatori fuori. Clochard in piazza Luigi di Savoia. Un posto anche a rider e skater

25 lug 2022
giulia bonezzi nicola palma
Cronaca
Stazione Centrale, la geografia della disperazione
Stazione Centrale, la geografia della disperazione
Stazione Centrale, la geografia della disperazione
Stazione Centrale, la geografia della disperazione

La Stazione Centrale di Milano ha un dentro e un fuori. Il centro commerciale interno è dei viaggiatori e dei turisti, le borseggiatrici seriali devono vestirsi bene per confondersi e la disperazione è in minoranza: i biglietti on line hanno levato il lavoro a chi chiedeva monete offrendo supporto alle macchinette, semideserte nel traffico umano che neppure l’aria immobile di una delle domeniche più calde dell’anno può frenare, e l’uomo che fissa il vuoto su un gradino cerca di farsi notare il meno possibile; comunque, nessuno lo guarda.

Terra di Mezzo

La G alleria delle Carrozze , dalla quale si ottiene il primo scorcio di Milano col Pirellone sulla destra, è una terra di mezzo in cui non è una valigia a distinguere chi ha un dove andare e chi sta lì per mancanza d’alternative. O per i traffici d’ogni tipo che si consumano nei paraggi della stazione: furti, rapine, spaccio, a scorrere i bilanci degli ultimi controlli delle forze dell’ordine (24 i Daspo urbani solo nella seconda settimana di luglio).

Il "fuori stazione"

Il “fuori stazione” arriva a lambire lo shopping di corso Buenos Aires , quando risse e rapinatori dilagano fino in Benedetto Marcello che ora è deserta, a parte un uomo con un nido di capelli che ride abbracciato a una bottiglia di birra (un investigatore di lungo corso in questa zona raccontava: "Spesso più di noi servirebbero gli psichiatri"). Sul fianco di piazza Luigi di Savoia , i bus diretti agli aeroporti sfilano accanto ai giardini recintati con un nome bellissimo - “delle bambine e dei bambini di tutto il mondo” -, ma di bambini neanche l’ombra, e la fontana è asciutta.

Piazza Duca D'Aosta
L’accampamento da lì s’è trasferito sul fronte stazione, quella piazza Duca d’Aosta che i viaggiatori attraversano a passo svelto anche senza questo sole a picco: a Nord-Ovest la camionetta della polizia e il gazebo dei militari e, alle loro spalle, un uomo abbattuto su un materasso nello spicchio d’ombra di un albero, altri intorno a un misero pic nic. È anche il lato dei giovanissimi che saltano tra i passanti con lo skateboard, impermeabili ai quaranta gradi percepiti, e della Mela di Pistoletto, stazione di posta per rider in attesa di chiamata sotto la quale i bivacchi hanno smesso ormai di dare pubblico scandalo.

Verso Vittor Pisani
Ma è l’altro lato della piazza, presidiato solo da un paio di chioschi assediati a ogni ora, il più popolato: quasi ogni pianta ha una o più persone accasciate ai piedi, tra ripari di fortuna e panni stesi che s’allargano in dépendance sull’aiuola a mezzaluna all’attacco di via Vittor Pisani. La fontana è il lavatoio di questo borgo dell’emarginazione, un anziano sciacqua meticolosamente le sue cose (e i piedi) prima d’esser sloggiato da un ragazzo che vuol bagnare la maglietta. Più vicino alla stazione, tra un campionario di monopattini d’ogni compagnia di sharing , gruppi di giovani soprattutto africani passano il tempo. Basta uno scatto di corsa o il rumore di una bottiglia che si rompe a far girare le teste, in questa calma solo apparente in cui una lite può degenerare in rissa a calci e sangue che fa il giro dei social, come venerdì sera, o limitarsi a svegliare un tizio sdraiato al sole, che fa: "Buongiorno Milano!"

 

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