A Lodi la lezione della memoria. Ucciso dalla mafia per un “no”, l’esempio di Giuseppe Tallarita entra in classe

Diversi istituti nel Lodigiano anno già adottato il libro su Giuseppe Tallarita. L’autore: è la forza dei valori. Moni Ovadia: una storia che va conosciuta

L'autore, Valerio Esposti

L'autore, Valerio Esposti

Milano – Un messaggio di sensibilizzazione contro la criminalità organizzata e i suoi addentellati in svariati contesti geografici. E così, in alcune scuole lombarde si legge il libro dedicato a Giuseppe Tallarita, agricoltore siciliano ucciso dalla Stidda, il 28 settembre 1990 nelle campagne di Caltanissetta, per essersi opposto al passaggio abusivo di un gregge su un terreno di sua proprietà. Un uomo semplice e perbene, ora annoverato tra le vittime innocenti della mafia, che con la sua scelta di non piegarsi ai soprusi ha contribuito a rimarcare l’importanza della legalità.

“Giuseppe Tallarita – Un sogno spezzato”, scritto da Valerio Esposti con la prefazione di Moni Ovadia, è diventato materia di riflessione a Lodi, nelle terze medie della “Ada Negri” e in alcune sezioni del liceo artistico “Callisto Piazza”; ma anche in alcune classi del liceo “Novello” di Codogno (scientifico, classico e linguistico). E dal prossimo anno scolastico, il numero d’istituti intenzionati ad adottare il libro è destinato a crescere.

"Grazie al progetto di lettura in classe, una vicenda accaduta a 1.500 chilometri di distanza riceve attenzione e considerazione in alcune scuole lombarde. Questo conferma la potenza del messaggio, la forza dei valori", osserva l’autore, che abita nel Lodigiano e lavora al Comune di Peschiera Borromeo, nel Milanese. E a Peschiera Borromeo abita anche Rosy Tallarita, nipote di Giuseppe, impegnata a perpetrarne il ricordo. Proprio dall’incontro fra Rosy e Valerio è nata l’idea del libro, la cui genesi risale a quando il mondo si è fermato per la pandemia da Covid: "A gennaio 2020 Rosy mi propose di scrivere di suo nonno. Accettai immediatamente. Ora è nostro desiderio far conoscere questa storia in tutta l’Italia".

Pensionato, ex impiegato al petrolchimico di Gela, Tallarita aveva 66 anni quando venne barbaramente ucciso. Abitava a Butera e trascorreva le sue giornate coltivando un podere, dove accarezzava il sogno di godersi la vecchiaia, circondato dall’affetto della moglie, dei cinque figli e dei nove nipoti. E di fronte alla sua adorata tenuta fu trovato morto, freddato da due sicari. Il mandante era il pastore, poi diventato un boss della malavita locale, che qualche anno prima si era visto rifiutare il transito abusivo delle proprie pecore sui terreni di Tallarita. "Conoscere la storia di questo grande uomo è un’opportunità che nessuno dovrebbe perdere", ha scritto Moni Ovadia nella prefazione al volume. L’artista, amico di lunga data della famiglia Tallarita, parteciperà alla presentazione (aperta al pubblico) del libro giovedì, alle 14, nell’aula magna dell’istituto superiore “Cesaris” di Casalpusterlengo (Lodi).