Como, 9 giugno 2018 - Non solo Matteo Salvini si è ricordato di loro: li ha ringraziati e voluti con sé di fronte alle telecamere, mentre spiegava a tutta Italia che «adesso che sono il tutore della sicurezza di 60 milioni di italiani mi darò da fare perché fatti come quelli di Como non debbano più ripetersi». Parole che sono state meglio di un balsamo per Pietro Lombardo e Massimo Bornino, i due autisti di Asf che martedì sono stati aggrediti e picchiati da un gruppo composto da una ventina di migranti in piazza Vittoria, solo per aver detto loro che non potevano salire sull’autobus senza pagare il biglietto.

«Rischiamo ogni giorno – hanno raccontato a Salvini, che è anche il leader che i due hanno votato alle elezioni del marzo scorso – un nostro collega un paio di mesi fa si è preso un pugno in faccia da un migrante e adesso dovrà essere operato. Tutto perché non ha inchiodato con l’autobus di fronte a una richiesta di fermata arrivata in ritardo. Così non si può più andare avanti». Martedì sera se la sono vista brutta anche loro e Massimo, che porta al collo un vistoso collare, fa ancora fatica a dormire perché ogni volta che chiude gli occhi rivive la scena dell’aggressione. «Voi siete l’esempio di come ci si deve comportare, proprio come gli uomini della polizia che hanno assicurato alle patrie galere i quattro galantuomini che vi hanno aggredito – li ha rincuorati Salvini – Ci accusano di essere cattivi, invece vogliamo essere severi con chi non ha il diritto di stare in Italia e non rispetta le nostre regole e giusti con quella minoranza, non oltre il 10% dicono le statistiche, che invece fugge da guerre e persecuzioni». Un fiume in piena Salvini che a Como, praticamente la sua seconda casa, ha voluto snocciolare il suo programma da neo padrone di casa del Viminale. «Sto studiando e lavorando per chiudere i rubinetti a monte – ha spiegato – certe Ong non fanno volontariato, ma affari, sono dei taxi che prelevano i migranti a 20 chilometri dalle coste della Libia e li depositano nei nostri porti».

Tra i primi provvedimenti in programma l’apertura di un Centro per rimpatri in ogni regione (per la Lombardia dovrebbe essere a Milano) e il dirottamento dei fondi oggi destinati all’accoglienza per le espulsioni. Proprio quello che Salvini augura ai quattro aggressori dei due autisti, «tutti richiedenti asilo o che lo sono stati in passato», almeno un paio dei quali sarebbero dovuti già essere espulsi. «Favorirò ogni provvedimento legale possibile per allontanarli dall’Italia». A dargli una mano potrebbe essere il suo braccio destro, l’onorevole comasco Nicola Molteni, «mi piacerebbe averlo come sottosegretario agli Interni. Insieme stiamo lavorando ad alcuni fascicoli che riguardano anche Como». Sulla scrivania del Viminale ci potrebbe essere il caso degli accorti per le riammissioni tra Italia e Svizzera e il caso del Centro di accoglienza temporanea di via Regina Teodolinda.