Carugo (Como), 67 aprile 2018  - Oltre otto milioni di euro: è il risarcimento chiesto complessivamente dalle parti civili costituite nel processo per l’omicidio di Alfio Molteni, ai tre imputati a dibattimento davanti alla Corte d’Assise di Como. Le richieste sono giunte ieri, al termine delle arringhe dei rispettivi avvocati, che hanno contestualmente invocato la condanna di Alberto Brivio, 50 anni di Inverigo, ritenuto il mandante del delitto, Vincenzo Scovazzo, 60 anni di Cesano Maderno, che viene qualificato come l’esecutore materiale, e di Giovanni Terenghi, 59 anni di Molteno, investigatore privato che risponde dell’ipotesi di aver concorso a un episodio di stalking e un tentativo di calunnia nei confronti di Molteni. Giovanni Ceola, avvocato che rappresenta le figlie minorenni della vittima e della moglie, Daniela Rho, ha chiesto un milione e mezzo di euro di risarcimento in solido tra Brivio e Scovazzo per ognuna delle bambine, e 200mila a testa a carico di Terenghi. Un milione di euro in solido è stato chiesto dall’avvocato Ivana Anomali, che rappresenta il padre e il fratello della vittima, Romeo.

«Il padre non vuole giustizia, non ha chiesto questo – ha detto l’avvocato – ha chiesto di sapere il perché. E ce lo chiediamo tutti qui dentro. Perché è morto? Perché la signora Rho con suo amante ha deciso che doveva farsi da parte e non vedere le bambine. Non c’era alcun motivo per cui Alfio dovesse morire». Infine la richiesta giunta dalla terza parte civile, avvocato Daniela Figini: tre milioni di euro a favore di Federico Molteni, figlio maggiore della vittima, e 500mila euro per l’ex moglie Antonia Badan. Nell’udienza di ieri, hanno iniziato la discussione anche gli avvocati della difesa di Giovanni Terenghi, per il quale il pubblico ministero Pasquale Addesso ha chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi di carcere.

«Terenghi si differenzia da tutti perché stava svolgendo il suo lavoro – ha detto l’avvocato Paolo Camporini - una professione complicata, ai limiti, borderline nel mondo della giustizia ma regolarmente autorizzata. L’accusa non ha dimostrato nulla». La richiesta di assoluzione è stata argomentata anche dal codifensore di Terenghi, avvocato Francesca Beretta: «Terenghi aveva un regolare mandato professionale, al servizio di Daniela Rho: una persona ossessiva e incalzante, ma una buona cliente. Terenghi non poteva immaginare cosa c’era alle spalle delle sue richieste, era fuori dalla compagine criminale e non ha mai avuto contatti con nessuno».