Cristina Maioli e Antonio Gozzi e il luogo dell'omicdidio
Cristina Maioli e Antonio Gozzi e il luogo dell'omicdidio

Brescia, 9 dicembre 2020 - "Delirio di gelosia" e quindi era incapace di intendere e di volere. E' questa la motivazione alla base dell'assoluzione di Antonino Gozzini che, nell'ottobre 2019, uccise la moglie, Cristina Maioli, a coltellate e poi tentò a sua volta di uccidersi tagliandosi le vene.  La sentenza è della Corte d'Assise di Brescia che ha sancito la "non imputabilità" del 70enne proprio per il "disturbo delirante" che lo affliggeva, impedendogli di resistere agli impulsi. La pubblica accusa aveva chiesto di condannare l'uomo all'ergastolo. La Corte ha disposto per lui terapia riabilitativa in una Rems, ossia una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reati affetti da disturbi mentali e dunque socialmente pericolosi.

"E' una sentenza giusta ed è l'unico verdetto possibile", ha commentato il difensore dell'uomo, l'avvocato Jacopo Barzellotti. "Una decisione corretta - ha spiegato il legale - perchè si fonda sui risultati delle consulenze tecnico psichiatriche disposte in fase di indagini. I consulenti nominati dalla Procura e quelli della difesa sono infatti arrivati alle stesse conclusioni. E cioè che Gozzini era del tutto incapace di intendere e di volere e che il suo vizio totale di mente è l'effetto di un delirio di gelosia. Una patologia molto seria che gli ha impedito di resistere agli impulsi. Un disturbo della personalità che non ha nulla a che fare con la gelosia come stato passionale o sentimento". Per capire nel dettaglio il perchè dell'assoluzione, bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni della sentenza, atteso entro 90 giorni.