Gli accertamenti nell'abitazione
Gli accertamenti nell'abitazione

Prevalle (Brescia), 14 novembre 2019 - Tracce ematiche nel bagagliaio dell’auto. E nell’abitacolo, un paio di occhiali da vista di incerta attribuzione. È stata impressa un’accelerata nell’inchiesta sulla morte di Jessica Mantovani, la 37enne di Villanuova sul Clisi che il 13 giugno era stata ripescata nel canale della centrale idroelettrica Dwk di Prevalle. Martedì i carabinieri della Scientifica hanno setacciato per 14 ore la Fiat Panda in uso a Marco Zocca, il 23enne indagato con il vicino di casa Giancarlo Bresciani per omicidio e occultamento del cadavere.
La prova del Luminol ha isolato tracce biologiche, presumibilmente sangue, nel baule. A chi appartengano si saprà quando il Ris di Parma le avrà analizzate. Non si esclude si tratti di residui di selvaggina, dal momento che l’auto - del padre del ragazzo - era utilizzata per andare a caccia. Ma la Procura non esclude si tratti di segni lasciati da Jessica, che aveva perso sangue dal naso, e il cui corpo presentava una lesione in testa e lividi compatibili con un pestaggio. Zocca è il secondo uomo coinvolto dall’inchiesta del pm Gianluca Grippo, che vi è arrivato analizzando i tabulati, le frequentazioni della vittima e di Bresciani, il cinquantenne finito per primo sotto indagine.

L’uomo con cui Jessica – nessuna relazione stabile e dipendente dalla cocaina, come l’amico – aveva trascorso l’ultima serata. Gli indagati negano responsabilità, ma tra i due dopo la mezzanotte del 13 giugno ci sarebbero contatti telefonici«Io non ne so nulla, a quell’ora dormivo», si è difeso Zocca. Il telefono però lo collocherebbe fuori casa e riscontri investigativi lo smentiscono. «Non cerchiamo un colpevole, solo la verità» dice l’avvocato Marino Colosio che assiste Giovanni Mantovani, il papà della vittima. E’ mistero pure su un paio di occhiali da vista scoperti sulla Fiat Panda, ancora da attribuire. E Jessica era miope.