"Così si scatena la corsa al prezzo basso"

Autrice, regista e formatrice teatrale: concorrenza sleale. E paghiamo la mancanza di investimenti

"Così si scatena la corsa al prezzo basso"

"Così si scatena la corsa al prezzo basso"

Lavoro in forte aumento, ma purtroppo di investimenti sulla cultura se ne vedono pochi o, comunque, a spot, senza un piano strutturale. Lo rileva Camilla Corridori, attrice, autrice, regista, formatrice teatrale ed esperta di teatro sociale e intercultura bresciana. "Per quanto riguarda la mia personale esperienza, il lavoro è aumentato in modo esponenziale, anche sul fronte della formazione, soprattutto con progetti nelle scuole. Probabilmente c’è ancora un effetto legato al Covid, perché le scuole hanno vissuto un lungo rallentamento, ed ora pian piano vediamo una bella ripresa".

Il lavoro aumenta, ma se i progetti inseriti nei Pon (Programma operativo nazionale) prevedono delle buone retribuzioni orarie, con quelli finanziati da bandi si è costretti a giocare al ribasso. "Spesso viene premiata la tariffa oraria più bassa, e questa è un’assurdità. Un professionista con Partita Iva non può andare, obiettivamente, sotto i 40 euro all’ora, per cui si apre tutto il capitolo della concorrenza sleale". Premiare chi fa una tariffa oraria più bassa, infatti, può significare non premiare la qualità della proposta, come del resto accade anche negli altri settori.

"In ogni caso, servirebbe un incremento di fondi per la cultura, a livello Ministeriale, perché le retribuzioni sono sempre le stesse, ma i costi della vita sono aumentati anche per noi – sottolinea Corridori riferendosi all’effetto inflazione –. Io, ripeto, sono fortunata, perché ho un’esperienza che mi viene riconosciuta. Tuttavia, un giovane o chi lavora per un teatro stabile, con paga fissa, fa fatica". Il rischio è che, alla fine, si generi una vera e propria caccia alle risorse, che non sempre valorizza chi è davvero preparato in un settore lavorativo dove non ci si può improvvisare a differenza di quanto si pensi ancora troppo nell’immaginario collettivo.

"Ad esempio, il teatro nel sociale ha canali di finanziamento importanti, per cui tante compagnie si mettono a realizzare progetti per riuscire ad intercettare i fondi, nonostante non abbiamo l’esperienza di chi, magari, in quell’ambito ci lavora da anni. D’altra parte, ci sono anche tante compagnie giovani che avrebbero qualcosa da dire, ma non trovano spazio nelle realtà più finanziate. Di fatto – conclude la sua analisi Corridori – c’è più lavoro nella quantità, ma senza un investimento strutturale importante da parte del Ministero il rischio è che si perda nella qualità, a discapito di tutti".

Federica Pacella